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Zingaretti si dimette da segretario Pd

05 de março de 2021 - Por Comunità Italiana
Zingaretti si dimette da segretario Pd

L’annuncio su Facebook: “Da 20 giorni nel partito che guido si parla solo di poltrone e primarie mentre in Italia riesplode il Covid: me ne vergogno”. Le reazioni del mondo politico. L’ex premier Letta: “Colpito e perplesso”. Delrio: “Ci ripensi”. Boccia: “L’assemblea lo confermi”. Sostegno anche da Guerini

“Lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel Pd, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie, quando in Italia sta esplodendo la terza ondata del Covid, c’è il problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni”. Lo scrive su Facebook Nicola Zingaretti. “Visto che il bersaglio sono io, per amore dell’Italia e del partito, non mi resta che fare l’ennesimo atto per sbloccare la situazione. Ora tutti dovranno assumersi le proprie responsabilità. Nelle prossime ore scriverò alla presidente del partito per dimettermi formalmente. L’Assemblea nazionale (fissata per il 13 marzo, ndr) farà le scelte più opportune e utili”.

“Sono stato eletto proprio due anni fa – ha scritto ancora Zingaretti sui social – abbiamo salvato il Pd e ora ce l’ho messa tutta per spingere il gruppo dirigente verso una fase nuova. Ho chiesto franchezza, collaborazione e solidarietà per fare subito un congresso politico sull’Italia, le nostre idee, la nostra visione. Dovremmo discutere di come sostenere il governo Draghi, una sfida positiva che la buona politica deve cogliere. Non è bastato. Anzi, mi ha colpito invece il rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto. Non ci si ascolta più e si fanno le caricature delle posizioni. Ma il Pd non può rimanere fermo, impantanato per mesi a causa di una guerriglia quotidiana. Questo, sì, ucciderebbe il Pd”.

Una scelta, quella del leader dem e presidente della Regione Lazio, che ha colto di sorpresa i dirigenti e parlamentari del partito. Nessuno, spiegano diversi esponenti pd, era stato informato della decisione del segretario. Sicuramente, c’era molta attesa per l’Assemblea nazionale del 13 marzo: un appuntamento necessario per capire come affrontare le tensioni interne e la richiesta avanzata dalla minoranza di procedere con il congresso.

Le reazioni

La notizia delle dimissioni di Zingaretti da segretario del Pd ha colto di sorpresa l’ex premier Enrico Letta, ospite in videocollegamento alla presentazione online di un libro dell’economista Laura Pennacchi. “Sono rimasto colpito, un attimo perplesso da quanto sta accadendo”, ha detto Letta, chiedendo scusa per essersi brevemente distratto leggendo la notizia, mentre interveniva un altro relatore.

E dal partito sale la richiesta di ripensarci. “Abbiamo sulle spalle non solo il destino del Pd ma una responsabilità più grande nei confronti di un Paese in piena pandemia. Il gesto di Zingaretti impone a tutti di accantonare ogni conflittualita’ interna, ricomponendo una unità vera del partito attorno alla sua guida”, scrive il ministro della Cultura, Dario Franceschini. “Comprendo le ragioni i Zingaretti – dice il dirigente dem Goffredo Bettini, molto vicino al segretario- spero ci sia lo spazio per un ripensamento. Il Partito Democratico ha bisogno della sua onestà,  passione e intelligenza politica”.

Il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio, auspica che “rimanga alla guida del partito. Il dibattito interno è fisiologico e non deve essere esasperato. Ritroviamo insieme la strada”. E Francesco Boccia, ex ministro, aggiunge: “Grazie alla sua guida il Pd è uscito da uno dei periodi più bui della sua storia. L’assemblea lo confermi”.

Richiesta sostenuta anche da Giuseppe Provenzano. “I nostri militanti non ne possono più di questa corsa al posizionamento interno. Il Pd ha bisogno di parlare al Paese, di ridefinire la sua funzione nella società non di un’altra resa dei conti. Nicola Zingaretti ha il grande merito di aver risollevato il partito in questi due anni drammatici, dopo la peggiore sconfitta elettorale di sempre. L’assemblea nazionale del Pd deve respingere le sue dimissioni e chiedergli di andare avanti”, ribadisce il vicecapogruppo dem alla Camera, Michele Bordo. A chiedere al leader dem di ripensarci anche Lorenzo Guerini, ministro della Difesa ed esponente di Area riformista, corrente di minoranza del partito. Stesso messaggio da Andrea Marcucci, capogruppo dem in Senato, considerato uno degli esponenti più vicini all’ex segretario, Matteo Renzi.

A fare quadrato attorno a Zingaretti anche il presidente di Liberal Pd, Enzo Bianco, secondo cui il partito ha bisogno di “una guida forte”. Non ha dubbi neanche il deputato Piero Fassino: “Nicola ha dimostrato leadership e generosità, mi auguro davvero che la sua decisione rientri, ed intorno alla sua guida si ricostruita l’unità del Partito con lealtà, spirito unitario e un impegno comune sulle vere priorità del Paese”.

Sostiene Zingaretti anche Matteo Ricci, coordinatore dei sindaci Pd e presidente Ali (Autonomie locali italiane): ”Non si può delegittimare ogni volta il leader di turno, men che meno in questa fase di crisi sanitaria ed economica. Le beghe interne avrebbero dovuto essere relegate sullo sfondo, invece hanno prevalso sui temi e sulle scelte strategiche, sulle grandi sfide del futuro. Il Pd parli al Paese discutendo profilo, identità e missione nel nuovo governo Draghi”.

Per Achille Occhetto, ultimo segretario del Pci e primo del Pds, si tratta di “una notizia tragica per la sinistra”, mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, commenta: “Spero che le sue dimissioni non siano un problema per il governo”. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, non commenta la scelta del dem, ma si limita a dire: “Ho lavorato con Nicola per mesi. È una persona perbene”. E, sottolinea il capo politico reggente del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, “tutti -vale anche per il M5S- dovremmo mettere da parte ambizioni personali, guerre interne, lotte di potere e posizionamenti, e pensare invece solo al Paese, alla crisi sanitaria ed economica e alle sfide che ci attendono per dare alle future generazioni un mondo migliore. Dobbiamo tutti guardare avanti, volare alto e pensare al futuro”.

Commenta la scelta di Zingaretti anche l’ex premier Giuseppe Conte. “Le sue non mi lasciano indifferente – dice – Seguo con rispetto e non intendo commentare le dinamiche di vita interna del Partito Democratico. Ma rimango dispiaciuto per questa decisione, evidentemente sofferta”. E poi aggiunge: “Ho  conosciuto e apprezzato un leader solido e leale, che è riuscito a condividere, anche nei passaggi più critici, la visione del bene superiore della collettività”.

Mentre il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri attacca: “I grillini sono in un regresso irreversibile, che ne segna il fallimento totale dovuto all’inconsistenza e all’incapacità dei suoi esponenti. E il Pd autocertifica con le dimissioni tattiche di Zingaretti la sua profonda crisi”. Ma tra i dem sono in molti a sostenere il leader. “Di fronte al degrado interno, ne ha tratto le conseguenze. Da Nicola Zingaretti ancora una volta un gesto politico di responsabilità e generosità”, dice Cecilia D’Elia, presidente della conferenza donne dem.

 In tarda serata commenta anche Giorgia Meloni: “Se volessi fare una battuta, quando sento Zingaretti che dice che si vergogna del Pd, penso che i cittadini avrebbero commentato più volentieri le dimissioni di Nicola Zingaretti da presidente della Regione Lazio, dove i risultati della sua amministrazione sono stati peggiori di quelli che ha avuto alla guida del Pd. Il problema della sinistra non è un problema di volti, ma di idee”, dice la leader di  Fratelli d’Italia. (la Repubblica)

Comunità Italiana

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