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Villari: «Vogliono la poltrona, non che la Commissione funzioni»

20 de janeiro de 2009 - Por Comunità Italiana

{mosimage}«Nella seconda Repubblica abbiamo visto di tutto, ma mai il mio partito si era mosso con questa violenza»

 

MILANOPresidente Villari, ora che si è detto disponibile alle dimissioni c’è chi dice che è un gesto che andava fatto prima…

Sono stato legittimamente eletto con voto segreto, dopo oltre sei mesi di votazioni andate a vuoto. Non ho trattato sotto banco né fatto accordi con la maggioranza; tantomeno tradito il partito democratico, del quale tuttora mi onoro di essere stato tra i fondatori. La testardaggine di Veltroni e la prepotenza di Di Pietro hanno consentito al centrodestra di rompere una prassi – non, però, di contravvenire ad una Legge – che voleva l’opposizione eleggere un presidente con i voti della maggioranza, risultando quindi non sgradito a quest’ultima. Ricordo, ad esempio, che Storace prevalse per un voto sul candidato “ufficiale” dell’opposizione (l’onorevole Fumagalli Carulli) con i voti dell’allora maggioranza di centrosinistra.

Però i voti dell’opposizione di centrosinistra nel suo caso sarebbero stati soltanto due…

Poche ore dopo la mia elezione mi sono piovute accuse da una parte del Pd, Veltroni in testa, di essere stato eletto con i voti della destra e che si doveva tornare ad Orlando presidente.

E lei?

Mi sono rifiutato. Da allora un continuo di offese, intimidazioni, insinuazioni di essermi venduto al Pdl. Ho chiesto a Veltroni ed al mio capogruppo Finocchiaro di difendere la mia reputazione e la mia moralità, pur non condividendo loro il mio atteggiamento politico. Niente, per tutta risposta è proseguito ed anzi si è intensificato il fuoco amico, insieme a Di Pietro. Senza contestarmi nulla che mi consentisse la difesa, mi hanno espulso dal gruppo, dal partito e cancellato dai costituenti del Pd nonostante fossi stato eletto con le primarie, come Veltroni.

Ma il Pd voleva un’altra persona alla presidenza della Commissione di Vigilanza sulla Rai….

Avevo offerto ampia disponibilità per superare lo scontro che il mio stesso partito aveva determinato sul mio nome: in cambio pretendevo solo il riconoscimento della mia correttezza e dignità per le istituzione che rappresento.

Alla fine però un’intesa tra maggioranza e opposizione sul nome di un nuovo presidente era stata trovata…

Veltroni, trattando con una parte della maggioranza, ha tirato fuori dal cilindro il nome di Sergio Zavoli, un galantuomo di 85 anni. A quella età si è un padre nobile, non un uomo di trincea che va in Commissione ogni mattina. Come ha affermato Gianni Letta, tirarlo in ballo è stato un gesto poco generoso ed aggiungo anche cinico. In sintesi, non hanno voluto restituirmi onore e dignità. Non mi hanno nemmeno informato dell’intesa su Zavoli, non consentendomi di uscirne a testa alta. Al contrario, pretendevano che me ne andassi come un ladro, un abusivo, come un’ammissione di colpa. Mi si dica piuttosto di cosa sono responsabile e perché dovrei dimettermi.

E’ anche vero che fino ad oggi la sua indisponibilità alle dimissioni ha di fatto bloccato il lavoro della Commissione…

Chi mi ha eletto conosceva le prerogative e le funzioni della Commissione, la sua delicatezza e immodificabilità, affinché non si potesse orientarne compiti e funzioni. Mi si risponda allora: sono un ladro, non sono degno, sono inadeguato? Perché volete cacciarmi? Chiedo che mi si risponda con la stessa pubblicità con cui sono stato offeso.

C’è anche chi l’ha accusata di non essere all’altezza del ruolo…

Fino ad un minuto prima della mia elezione ero indicato nell’ufficio di presidenza, quindi ritenuto idoneo.

Anche dal segretario del Pd non sono mancate le critiche…

Veltroni è venuto nella mia città in campagna elettorale, in una Napoli coperta dai rifiuti e svillaneggiata sui giornali e le televisioni di tutto il mondo. Da allora il segretario ha difeso tutto e tutti: Bassolino, Iervolino, Di Pietro, il figlio, tutti tranne me; un suo senatore, numero tre nella lista dell’Ulivo del 2006, candidato a sindaco di Napoli allorquando la Iervolino comunicò ufficialmente la sua iniziale volontà di non ricandidarsi per un secondo mandato, una persona perbene.

L’hanno anche accusata di essere attaccato alla poltrona…

Se il mio torto è la consapevolezza delle regole ma sempre nel rispetto delle istituzioni, non essere servo e prono agli apparati e ai partiti, ebbene allora mi prendo tutto il torto.

Poi però è arrivata una richiesta di dimissioni anche dai presidenti delle Camere…

Dov’era il presidente Schifani, uno dei leader del centrodestra, oltre che presidente del Senato, allorquando gli esponenti della sua stessa maggioranza membri della commissione Rai, preannunciavano la loro intenzione di votare un’esponente dell’opposizione diverso da Orlando come poi è accaduto? E i ripetuti appelli che vengono rivolti alla mia persona solo perché convoco la Commissione per ottemperare agli obblighi, garantendo così il funzionamento delle istituzioni cosi come sollecitato dal capo dello Stato, questi appelli i presidenti delle Camere perché non li rivolgono anche a coloro i quali in commissione non vengono?

Resta il fatto che la Commissione con la sua presidenza è rimasta impantanata…

Non si tratta di ostruzionismo perché non ho commesso alcun atto politico da contrastare. Si tratta invece di un atteggiamento violento e partitocratrico nei confronti di un’istituzione delicata perché di vigilanza e di garanzia. Non ho mai avuto poltrone né le ho cercate. Non c’era il mio nome tra gli oltre cento nomi del governo Prodi né tra gli infiniti incarichi assegnati e decisi da Veltroni in persona quasi ogni giorno. Hanno minacciato revoche, espulsioni, scioglimenti, incuranti della mortificazione cosi inflitta alle istituzioni.

Vuol dire che ce l’hanno con lei?

Il leader del Pd, partito al quale continuo a sentirmi di appartenere, ha messo in campo una campagna di pressione che non è stata adottata contro nessun altro, nemmeno nei momenti più difficili dello scontro politico. Nella seconda repubblica abbiamo visto di tutto, ma mai il mio partito si era mosso con questa, lo voglio dire, violenza.

Di che cosa lo accusa?

Sia chiaro: non vogliono che la Commissione funzioni, ma esclusivamente la disponibilità del mio incarico, la poltrona. Intanto la Commissione ha lavorato e ad una delle sedute hanno partecipato i componenti di tutti gli schieramenti politici: sono venuti a votare se stessi, a sistemare alcuni di loro sulle poltrone di vicepresidenti e segretari, incarichi per i quali percepiscono un’indennità, in nome dei quali, c’è chi mi attacca sui mezzi d’informazione, anche se non ne assolvono gli obblighi.

Cosa le lascia questa esperienza?

Tra le cose spregevoli che mi sono state rinfacciate ci sono le indennità dovute alla carica di Presidente. Tengo a comunicare che non intendo avvalermi dei 3.200,00 euro lordi mensili previsti per il mio incarico, dei rimborsi telefonici previsti né dell’auto di servizio. Ho offerto ampia disponibilità ad un confronto politico ma nel mio partito la “politica” soccombe alla disciplina e all’autoritarismo.

Risvolti positivi?

In questo scontro politico ho trovato la solidarietà dei Radicali e dell’MpA. Beltrandi e Sardelli hanno garantito il funzionamento dell’istituzione, Marco Pannella con generosità e coraggio ne ha denunciato il vulnus.

Che cosa si aspetta adesso?

Non ho alcuna intenzione di essere il capro espiatorio di atteggiamenti contraddittori da parte di alcuni dei protagonisti di questa triste vicenda. Offro quindi al giudizio di tutti quella valutazione politica cui ho fatto inutilmente riferimento: si permetta alla Commissione di assolvere agli obblighi previsti dalla Legge (regolamento per le elezioni in Sardegna, Sottocommissione per l’accesso, Consiglio di Amministrazione della Rai, regolamenti per le funzioni ispettive e di vigilanza proprie della Commissione già discusse in precedenti sedute). Tutti sappiamo che per esaurire questi punti c’è bisogno di una sola seduta, specie allorquando se ne avverte l’urgenza e si è sensibili alle ragioni delle istituzioni e della più grande azienda che produce cultura nel nostro Paese, la Rai appunto.

E poi?

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Un secondo dopo sono disponibile a mettere all’ordine del giorno la discussione sulle mie dimissioni che, per rispetto alle istituzioni, non intendo tenere in altra sede, magari nelle segrete stanze dei partiti.

Fonte: www.corriere.it 

 

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