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Un Toro nell’Arena dell’Incosciente

19 de março de 2007 - Por Comunità Italiana
In questa intervista, il teologo Frei Betto parla di trasformazione, disuguaglianza,
e anche di suoi libri come “Battesimo di sangue” che è appena stato girato
 

Marco Lucchesi — Frei Betto, dopo aver riletto il suo bello e doloroso libro Batismo de sangue [Battesimo di sangue], osì come Cartas da prisão [Lettere dalla prigione], le domando, dove sono oggigiorno i legittimi nuclei di resistenza, i venti dell’utopia, le richieste di trasformazione? Da dove ricominciare?
Frei Betto — Sono convinto del fatto che l’essere umano nasce con un difetto di fabbrica. È nel primo capitolo della Bibbia, nel Libro della Genesi, ed è chiamato peccato originale. Quindi, non penso che possiamo credere che, un giorno, diverrà reale l’utopia dell’uomo e della donna nuovi, figli del matrimonio fra Ernesto Che Guevara e Santa Teresa d’Avila. Comunque sono stati fatti passi in avanti: i diritti umani, la preoccupazione con la preservazione ambientale, la schiavitù e la tortura considerati reati non patteggiabili e non depenalizzabili, ecc. Questo è un segno del fatto che i nuclei di resistenza sono vivi. Ad esempio, la primavera democratica in America Latina, ove il popolo rifiuta le antiche oligarchie e vota “gente che ci somiglia”. Il più espressivo nucleo di resistenza è il Forum Social Mundial. Ma esso si rende capillare grazie a movimenti popolari, indigeni, donne, neri, ecologici, artistici, ecc. Come la fenice, deve ricominciare sempre, e credo che una buona porta d’entrata sia la metodologia dell’educazione popolare del professor Paulo Freire. È quella che Lula applica nel suo governo. È quella che permette agli oppressi di conquistare l’autostima. È quella che permette all’utopia di essere utopia. Se vogliamo passare dalla democrazia rappresentativa a quella partecipativa, dobbiamo rafforzare i movimenti popolari e i meccanismi di controllo del governo e dello Stato.

Lucchesi — Dopo A obra do artista [L’opera dell’artista] e Entre todos os homens [Tra tutti gli uomini], vedo più forte una comprensione che include nella sua riflessione la disuguaglianza, l’ecologia, l’ordine cosmico, come Boff, come Mathew Fox in un altro senso. Ma lo sento sempre più vicino alla sintesi di un Ernesto Cardenal (sto pensando al Cântico cósmico)…
FB — Non sono né teologo, né scienziato, sono un pellegrino di Dio a cavallo del paradosso. Sono più cuore che ragione, più narrativa che saggistica. I rigori dell’accademia mi stancano, mi stufano… Voglio promuovere l’indissolubile matrimonio tra intuizione ed emozione, espresse nell’estetica dell’immaginazione. È ciò che cerco faticosamente attraverso il mio tessuto letterario. Il paragone con Cardenal – un amico caro – è immeritoria e, allo stesso tempo, onorifica. Magari potessi bere dalla stessa fonte dell’Io profondo in cui lui si ubriaca.

Lucchesi — Un articolo molto equilibrato ed aperto al dialogo ha ventilato la possibilità di buone sorprese con papa Benedetto XVI…
FB — Non posso scrivere con preconcetti. È ancora presto per giudicare Benedetto XVI, e l’unica enciclica che ha scritto, sull’amore, mi sembra un passo in avanti, considerando i precedenti moralisti della Chiesa Cattolica. Spero in Dio che, in questa visita al Brasile a maggio, lui confermi la linea sociale di Giovanni Paolo II, che ha condannato il neoliberalismo, l’invasione dell’Iraq e si è mantenuto equidistante in relazione alla Casa Bianca.

Lucchesi — Mi dica come definirebbe oggi la figura di Fidel Castro partendo dalle sue ultime parole in Fidel e a religião [Fidel e la religione]…
FB — Sono amico di Fidel e il 2 febbraio sono tornato da Cuba, dove ho partecipato al Congresso Mondiale di Pedagogia. Fidel è un leader carismatico che è riuscito a dare dignità a tutto un popolo. La Rivoluzione cubana presenta molti errori, ma le conquiste sono infinitamente maggiori. Basti dire che tutta la popolazione ha i diritti basici assicurati: alimentazione, sanità ed educazione. In questi giorni del Congresso, due professoresse sono uscite per fare una passeggiata per le vie di Avana. Ad una è venuto mal di pancia e ha trovato rifugio in una casa. La famiglia le ha ceduto il bagno. Non c’era la carta igienica, ma quella da pacchi sì. L’altra professoressa ha commentato: “Che orrore, questa gente non ha nemmeno la carta igienica”. E la donna ospitata ha reagito dicendo: “Ma hanno la casa”. Sono convinto del fatto che il 90% dei problemi del socialismo cubano si devono al blocco del governo degli USA. Dicono che l’internet è il più democratico spazio del mondo. Ma cerca di comprarci qualcosa di cubano…
Lucchesi — Tra le sue occupazioni, come e quando è sorta l’idea del romanzo? C’era un’urgenza di trasfigurare la realtà, o di una poetica che si definisce in se stessa, da quando è venuta fuori l’idea della tuba, soffio e allucinazione?
FB — Magari sapessi l’origine delle mie allucinazioni… Faccio sempre meno altre cose e scrivo sempre di più. Da 20 anni riserbo 120 giorni all’anno – non di seguito, ma sono sacri – solo per scrivere. E sono impadronito da molti angeli e demoni. E credo che la mia vocazione letteraria sia quella del romanzo, della narrativa. Sicuramente il mio prossimo libro, che uscirà a giugno (e di cui preferisco non parlare), sarà il mio ultimo saggio. Dopo… lascerò che i tori emergano nell’arena dell’incosciente.

Lucchesi — Qual è la sua aspettativa er il nuovo film che parte proprio da un momento drammatico della nostra storia, in cui i domenicani hanno svolto un ruolo così nobile e coraggioso?
FB — “Battesimo di sangue”, tradotto in Italia dalla Sperling & Kupfer di Milano, è appena stato girato da Helvécio Ratton, con la sceneggiatura di Dani Patarra. L’ho già visto tre volte. È impattante. Al Festival di Brasilia ha portato la platea ad applausi intensi e pianti convulsi, vincendo i premi di Miglior Regia e Miglior Fotografia (Lauro Escorel). A Tiradentes non ha concorso, ma ha chiuso la Mostra di Cinema provocando la stessa reazione. Sono molto felice del risultato, per il quale ci ho tenuto a non influire. Finché il governo brasiliano resiste all’apertura degli archivi della dittatura, l’arte lo fa con molto talento e coraggio.

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