Riscatto gratuito della laurea per chi si iscrive all’Università nel 2018

E’ la proposta del sottosegretario Paolo Baretta, anticipata dall’edizione cartacea del quotidiano ‘Il Messaggero‘ per permettere ai ‘Millenials’ di ricevere contributi per il periodo passato a studiare. Dopo l’ipotesi di riscatto gratuito per i nati tra il 1980 e il 2000, Baretta ha proposto di aprire un tavolo perché agli immatricolati del prossimo anno siano versati i primi contributi “già tra tre anni”.

Quanto costa allo Stato

Il sottosegretario all’Economia ha chiesto all’Inps di quantificare le risorse necessarie. E’ già ipotizzabile che i costi siano bassi se l’iniziativa viene applicata solo a chi si laurea entro i tempo previsti dal piano di studi. L’idea, però, è di rendere la proposta retroattiva e applicarla a chi, nato dopo il 1980, si sia laureato senza andare fuori corso. In questo caso, però, l’onere per lo Stato sarebbe molto più gravoso e per questo la strada ipotizzata è quella di una partecipazione ai contribuiti. In sostanza una parte sarebbe a carico dello Stato e il resto del laureato.

E chi ha già riscattato la laurea?

Resta un nodo non indifferente da sciogliere: che ne sarà di chi – spesso pagando cifre esorbitanti – hanno già provveduto da solo a riscattarsi la laurea? Per Baretta si tratta di una questione di “solidarietà intergenerazionale” e la proposta ha un “significato culturale”. Il messaggio che si vuole mandare, insomma, è che la vita lavorativa comincia ben prima del primo giorno di lavoro: con la scelta degli studi.


La popolazione studentesca (dati 2016)

  • 260.761 matricole
    • 143.362 donne
    • 12.768 stranieri
  • 1.641.693 iscritti all’università
    • 918.221 donne
    • 72.090 stranieri
  • 302.073 laureati (nel 2015)
    • 176.668 donne
    • 11.853 stranieri

La proposta di Baretta nasce dalla constatazione che chi ha cominciato a lavorare dopo la metà degli anni ’90 si è trovato davanti a un mercato del lavoro senza regole certe e preda della crisi economica, con buchi contributivi che mettono a repentaglio la possibilità di arrivare alla pensione con un assegno sufficiente a garantire una vecchiaia dignitosa.

A che punto è la proposta

Dell’idea si parlerà al tavolo aperto da sindacati e governo sulla seconda fase della riforma del sistema pensionistico. Quello stesso tavolo al quale i sindacati chiedono di bloccare lo spostamento dell’età pensionabile a 67 anni nel 2019 e che il presidente dell’Inps Tito Boeri ha già bocciato.