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Migranti, in 10 mesi arrivati 2000 minori L’allarme: «Più della metà sono scappati»

28 de abril de 2009 - Por Comunità Italiana

{mosimage}«Peggiorate le condizioni di accoglienza. Bambini a rischio sfruttamento»

 

ROMA – Da maggio 2008 a febbraio 2009 più di duemila minori migranti sono sbarcati a Lampedusa. Di questi, più della metà sono fuggiti dalle strutture di accoglienza. È l'allarme lanciato da Save the Children, organizzazione umanitaria che si occupa di tutela dei bambini, sulla situazione dei bambini immigrati arrivati sull'isola siciliana nell'ultimo anno: il 60% di quelli inseriti nelle comunità alloggio è fuggito, e molti di questi ragazzini sono sprovvisti di permesso di soggiorno e dunque a forte rischio di sfruttamento.

IL RAPPORTO – I dati emergono dal Rapporto «L'accoglienza dei minori in arrivo via mare», un dossier nel quale confluiscono i risultati dell'attività di monitoraggio condotta da Save the Children sulle strutture di accoglienza per minori stranieri non accompagnati del territorio siciliano. Sono stati 1.860 i minori stranieri non accompagnati ospitati nelle comunità alloggio sul territorio siciliano da maggio 2008 a febbraio 2009, quasi esclusivamente provenienti da Lampedusa.

CHI FUGGE – In dieci mesi l'organizzazione umanitaria ha registrato l'arrivo sull'isola di 1994 minori non accompagnati e 300 accompagnati. Dei primi, come si diceva, 1860 sono stati accolti nelle comunità alloggio ma solo 741 sono rimasti nei centri. A fuggire, si legge nel Rapporto, sono soprattutto i ragazzi egiziani, eritrei e somali. In particolare, dalle dichiarazioni raccolte, risulta che gli egiziani cercano subito un lavoro per ripagare il debito contratto dalle famiglie con i trafficanti. Al momento dell'allontanamento, inoltre, i minori versano in una condizione di grave vulnerabilità poiché spesso sprovvisti di permesso di soggiorno e quindi potenziali vittime dello sfruttamento, soprattutto di tipo lavorativo. Secondo Save the Children, dei 1119 minori fuggiti dalle comunità alloggio solo 65 avevano già ottenuto l'apertura della tutela e 12 erano in possesso del permesso di soggiorno.

LE CAUSE DEGLI ALLONTANAMENTI – «Un numero di fughe così elevato è da imputarsi al peggioramento delle condizioni di accoglienza in comunità», ha spiegato Valerio Neri, direttore generale dell'organizzazione, «ma anche alla mancanza d'informazione sulle opportunità che la legge italiana può offrire a questi ragazzi, nonchè di chiari percorsi formativi e professionali per i minori». La gestione dell'accoglienza sul territorio siciliano, ha continuato Neri, «deve essere ricondotta ai parametri fissati dalla normativa nazionale e regionale, procedendo alla chiusura delle strutture che non rispettano tali requisiti e al conseguente trasferimento dei minori che vi sono inseriti». Per questo, «è necessario agire su tutti i livelli del sistema, da quello nazionale che è ancora privo di una pianificazione basata sulla previsione degli arrivi, a Prefetture, Comuni e comunità, affinchè si possa garantire un'effettiva protezione e garanzia dei diritti dei minori migranti».

LA DENUNCIA – Save the Children ha anche denunciato che, tra novembre e dicembre, circa 200 ragazzi sono stati trasferiti in strutture non destinate all'accoglienza dei minori. Inoltre, l'organizzazione umanitaria ha lamentato il «notevole peggioramento» della situazione dopo la trasformazione della struttura di Lampedusa da Centro di Pronto Soccorso e Accoglienza (Cpsa) a Centro di Identificazione ed Espulsione (Cie), a causa della quale alcune imbarcazioni intercettate a largo di Lampedusa sono state fatte attraccare a Porto Empedocle, dove non esistono procedure adeguate per una corretta identificazione dei minori, né strutture per dare loro soccorso e accoglienza.

LE COMUNITÀ MONITORATE – Le comunità alloggio siciliane monitorate sono state 39, la maggior parte delle quali è ubicata nei comuni della provincia di Agrigento (14), ma anche nelle province di Trapani (11), Catania (6), Palermo (3), Caltanissetta (2), Ragusa (1), Enna (1) e Siracusa (1). «Da un lato il sovraffollamento, dall'altro i problemi di copertura finanziaria – spiega Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia – si traducono nell'abbassamento degli standard di accoglienza». La scarsa erogazione di beni essenziali – dal vestiario e kit igienici alle carte telefoniche e pocket money – e la mancanza di opportunità d'inserimento scolastico e lavorativo, spinge i minori nei circuiti di manodopera irregolare e li espone a rischio di sfruttamento. Solo un numero limitato di comunità si avvale di servizi di mediazione culturale e un terzo dispone di educatori in grado di parlare una lingua straniera. Pertanto, minori appartenenti a determinati gruppi linguistici rimangono esclusi dall'accesso a informazioni rilevanti per il loro percorso di inserimento.

Fonte: www.corriere.it 

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