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Gelo di Veronica: non cambio idea Ed è allarme sul voto cattolico

06 de maio de 2009 - Por Comunità Italiana

{mosimage}IL RETROSCENA. Bonaiuti vedfe i direttori dei giornali cattolici  Per andare a "Porta a Porta" il premier disdice un incontro al Quirinale

 

ROMA – La televisione a Macherio è rimasta spenta. Veronica Lario ha preferito non guardare l'apologia del marito a "Porta a Porta". Se l'è fatta però raccontare e, a chi gli stava vicino, ha confidato: non cambio idea.
Si chiude così, a notte fonda, una lunga giornata iniziata, a via del Plebiscito, nel segno dell'emergenza. "Adesso basta, bisogna reagire". Silvio Berlusconi, diviso tra quanti (le colombe Gianni Letta e Paolo Bonaiuti) gli consigliavano di abbassare i toni e altri che puntavano al contrattacco, alla fine aveva preso infatti la sua decisione seguendo l'istinto: "Andiamo da Vespa, adesso parlo io, avvertitelo". Decisivo un ultimo consulto a colazione con l'uomo che in questi giorni aveva confermato il suo ruolo chiave nell'inner circle del Cavaliere: l'avvocato-consigliere Nicolò Ghedini, (la cui sorella Ippolita seguirà la causa di divorzio).

La "strategia del giunco", che si piega finché non sia passata la piena, non aveva sortito alcun effetto. Com'era prevedibile quel primo comunicato di domenica, in cui Berlusconi quasi scongiurava di far rimanere un "fatto privato" il divorzio, non era stato tenuto in nessun conto. Anzi. Nel mondo la notizia continua a montare, mandando in fumo un lungo lavoro di promozione dell'immagine di Berlusconi all'estero affidato agli ambasciatori. Ma soprattutto i primi focus group organizzati dalla solita sondaggista di fiducia rivelavano il baratro di un impatto molto negativo della vicenda Lario. Anzitutto sugli elettori cattolici praticanti.

Non basta. A funestare la giornata anche il quotidiano dei vescovi Avvenire, per la prima volta critico nei confronti del premier. Osservazioni avallate per di più dal presidente della Cei Angelo Bagnasco. L'allarme rosso a palazzo Grazioli scatta immediatamente e vengono decise alcune, importanti, contromisure. Si tratta di offrire subito una versione alternativa a quella di Veronica, smentire la storia delle "minorenni", delle "vergini che si offrono al drago", prima che si fissi nell'opinione pubblica. Così Berlusconi chiede a Vespa di organizzargli una puntata ad hoc per spiegarsi, per far girare le foto ufficiali di quella maledetta festa napoletana, già fatte pubblicare al settimanale di famiglia "Chi". Vista l'emergenza Lario e la puntata di Porta a Porta da registrare alle diciotto, Berlusconi decide di rischiare l'incidente diplomatico con il Quirinale. E fa annullare da Gianni Letta l'appuntamento già fissato alla stessa ora al Colle con il capo dello Stato per discutere della promozione a ministro della Brambilla.

Contemporaneamente al sottosegretario Paolo Bonaiuti viene affidata la missione più delicata e segreta. Un pranzo con i direttori dell'Osservatore Romano, di Civiltà cattolica, la rivista dei gesuiti, e di Avvenire, per cercare di limitare i danni. Incontro già fissato da tempo, si dice. Ma che ieri, inevitabilmente, è stato piegato agli eventi, per cercare di smussare, ridimensionare, cercare di bloccare sul nascere altri sgraditi editoriali sulla "sobrietà" del presidente del Consiglio.

Nel frattempo, nella cerchia del Cavaliere, si comincia a ragionare con calma sui possibili "mandanti" e organizzatori di quello che viene considerato "un complotto politico-mediatico". Va bene i giornali "di sinistra". Ma alcuni indizi avrebbero portato a individuare, tra gli ispiratori di Veronica, alcuni tasselli di una filiera che va dai radicali fino a Gianfranco Fini. Le tracce. L'avvocato a cui la moglie di Berlusconi si è affidata per la causa di separazione è la stessa professionista che aiutò Beppino Englaro a incardinare la battaglia per Eluana. "Una simpatizzante radicale", secondo gli uomini del Pdl. Altro elemento. Sofia Ventura, la docente che diede l'altolà alle "veline in politica" sulla rivista Ffwebmagazine (quella di Fini, appunto), è la stessa che figura tra i promotori di "Libertiamo", un'associazione vicina al Pdl ma di cultura e radici nel mondo radicale. E sempre da quell'area viene Diego Sabatinelli, segretario della Lega Italiana per il Divorzio Breve, il primo a invitare Veronica a trasformare la sua vicenda in una "battaglia civile e politica". "Una grandissima cavolata", ribatte il deputato radicale Matteo Mecacci, "forse cercano in noi un capro espiatorio per giustificare con i vescovi quello che è accaduto". Eppure i sospetti dei berlusconiani restano forti. Ritengono che una manina possa aver suggerito a Veronica di uscire allo scoperto. "Possibile – si chiedeva ieri pomeriggio in Transatlantico un esponente di primissimo piano del Pdl – che una prudente come la Bonino arrivi a esporsi in questo modo? Sembra quasi che ci abbia messo la firma". Il riferimento è a una dichiarazione molto severa di Emma Bonino – "Berlusconi è uno che le donne le disprezza – che ha colpito molto e irritato il Cavaliere.
 
Fonte: www.repubblica.it 

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