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Coronavirus, italiani bloccati all’estero: per tornare ora serve una dichiarazione

28 de março de 2020 - Por Comunità Italiana
Coronavirus, italiani bloccati all’estero: per tornare ora serve una dichiarazione

La Farnesina: 7mila telefonate al giorno, al momento rientrati in 35mila. Il caso dei 17 hostess e steward della Ryanair rimasti a Dublino: «Un incubo»

Sono 35 mila gli italiani rientrati dall’estero dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. Molti sono ancora via, in attesa di fare ritorno. Impossibile quantificare il loro numero. Di certo c’è che da quando l’epidemia s’è estesa ad altri Paesi le operazioni si sono complicate. Dall’unità di crisi della Farnesina fanno sapere che in media sono 2000-2500 italiani che ogni giorno rimettono piede nella Penisola provenienti dai punti più disparati del globo. L’unità della Farnesina è uno di qui luoghi che in tempi di pandemia non può chiudere. L’attività non prevede soste. Nell’arco di ventiquattro ore chiamano al telefono circa 7 mila persone. Il vero problema sono le frontiere. Migliaia di connazionali devono attraversarle. Spesso transitando e soggiornando in aeroporti chiusi. Il contagio si estende e aumentano di conseguenza gli Stati che sbarrano l’accesso o l’uscita. Per questo motivo la macchina messa a punto dalla Farnesina non sempre riesce a mettere tutti d’accordo o a soddisfare le mille richieste.

La nuova ordinanza

E proprio per far fronte all’ondata di arrivi i Ministeri della Salute e dei Trasporti hanno appena diramato una nuova ordinanza (clicca qui per scaricarla):
chiunque arrivi in Italia su aerei, navi, treni o veicoli — vi si legge — «è tenuto a consegnare al vettore all’atto dell’imbarco una dichiarazione che, specifichi i motivi del viaggio, l’indirizzo completo dell’abitazione dove sarà svolto l’isolamento fiduciario». Inoltre vettori e armatori dovranno anche misurare la temperatura dei passeggeri e dotarli di mascherine.

L’incubo a Dublino

Al momento non è possibile sapere esattamente quanti sono gli italiani che vorrebbero rientrare e quanti quelli bloccati. Le storie di disagio sono diverse, molte testimonianze si trasmettono soprattutto grazie ai social. La storia di Claudia, una ventiduenne di Saronno, è di quelle estreme: ha paura di non poter rientrare in Italia. Claudia faceva parte di un gruppo di giovani che per conto di Ryanair aveva seguito un corso per assistenti di volo a Bergamo. Subito dopo, arrivati a Dublino per proseguire il corso, hanno scoperto di esser contagiati. Sono rimasti in isolamento fino al 26 marzo. Nei giorni scorsi speravano di poter prendere un volo per Fiumicino. Speranza infranta dalle autorità italiane: chiedono un documento che dimostri la doppia negatività al tampone. Claudia dice di essere amareggiata, impotente e stanca. «L’Irlanda non rilascia il certificato che vuole la Farnesina. Anche se per le sanità irlandese siamo guariti. Abbiano anche un documento legale». Claudia ha lasciato Dublino ed i suoi compagni di corso ed è volata a Bruxelles. «Ho affittato un appartamento. Mi sono rassegnata. Aspetterò che si riaprono le frontiere. Che cos’altro posso fare? Mi sembra di vivere un incubo. Per fortuna ho i miei genitori che mi aiutano finanziariamente. Ma tra un mese non avrò più risorse per vivere». Da Dublino Andrea, uno del gruppo, spiega che sono in contato costante con l’Ambasciata italiana. «Ci hanno detto di parlare poco e di aspettare. Stanno cercando di farci fare e avere il risultato del test dall’Italia. Viviamo in hotel che per ora ci paga l’Ambasciata. Poi vedremo». Per alcuni giorni i corsiti di Ryanair sono rimasti nell’aeroporto irlandese.

Gli esodi

L’aeroporto è diventato l’incubo di molti viaggiatori. In quello di Madrid le scene di sconforto si sono impresse sui volti di chi sperava di prendere un volo Alitalia e hanno dovuto attendere diverse ore prima di esser messi al corrente del proprio destino. Racconta Filippo Gabutti, un fotografo, che faceva parte del folto gruppo di italiani in attesa del volo AZ61. «Ogni ora ci veniva comunicato lo spostamento dell’orario di partenza. Senza motivo. Siamo riusciti ad arrivare a Fiumicino a tardissima ora. Stanchi, a pezzi». Gli aeroporti sono anche luoghi al centro di colloqui diplomatici. Per l’Unità della Farnesina alcuni sono diventati strategici. Che vale la pena di tenere stretti. Uno di questi è lo scalo di Doha. Ponte per l’Italia dall’Asia. Permette di far rientrare attraverso una triangolazione gli italiani che si trovano in quelle zone. Le triangolazioni sono un modo escogitato per favorire la partenza di chi vive in paesi che hanno chiuso all’Italia. Parigi e Madrid, per fare un esempio, sono essenziali per le rotte dal Cile e dall’Argentina. La professoressa Antonella Corrado, insegnante alle superiori Morante di Limbiate, ha due figlie gemelle. Una studia in Alsazia, l’altra nello stato di Washington, vicino Seattle. Dopo diverse peripezie è riuscita ad avere la certezza che sua figlia Arianna, quella che studia negli Stati Uniti, riuscirà a prendere un volo il 2 aprile. Non è stato facile. Arianna dovrà effettuare quattro scali. «Mia figlia è sana e ora rischia di ammalarsi durante i due giorni di viaggio». (Corriere della Sera)

Comunità Italiana

A revista ComunitàItaliana é a mídia nascida em março de 1994 como ligação entre Itália e Brasil.

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