A causa della neve che è caduta in nottata e stamani su Sestriere e San Sicario, la partenza della discesa libera per la combinata è stata rinviata dalle 12 alle 13. Il via verrà inoltre dato più in basso, dalla partenza del superG. Janica Kostelic sarà al cancelletto di partenza. La ventiquattrenne croata, tre ori (combinata, gigante e slalom) e un argento (superG) a Salt Lake 2002, ha comunque avuto l’ok dai medici e potrà essere in gara. La Kostelic aveva dovuto rinunciare all’ultima discesa libera a causa della febbre e di un’aritmia cardiaca.

TORINO – “Ero al settimo cielo sabato scorso con il bronzo nei 5000, ma oggi mi rendo conto che ce ne sono di più di cieli dove poter arrivare”. Si scopre anche un po’ poeta Enrico Fabris, il plurimedagliato azzurro di questa Olimpiade, l’uomo di punta della squadra d’oro dell’inseguimento a squadre. In questa specialità al debutto olimpico, fortemente voluta proprio dai dirigenti di casa nostra, l’Italia ha firmato un capolavoro indimenticabile, mettendo in riga, nell’ordine, Stati Uniti (ieri), la fortissima Olanda e il Canada in finale. Un oro che ha fatto esplodere di gioia lo splendido Oval e tutti gli italiani, compreso il Presidente Ciampi, che ha subito chiamato per congratularsi.“Ero il più vicino al telefono ed è toccato a me parlarci – sorride tra il divertito e l’emozionato Ippolito Sanfratello – ci ha ringraziato per l’impresa e ci ha chiesto a che velocità andiamo…”. “A 60 km/h senza motore”, come avrebbe poi detto a Berlusconi uno scatenato Fabris. Momenti indimenticabili che resteranno scolpiti nella memoria dei quattro moschettieri azzurri.
Enrico Fabris, 24enne di Asiago, già protagonista del primo giorno di questi Giochi, fatica ancora a rendersi conto dell’impresa che ha firmato. Ma guarda già avanti: “Adesso aspettiamo anche i 1500. Cercherò di rimanere con i piedi per terra e concentrato, ma lotterò fino alla fine”. Primo italiano a laurearsi campione europeo all-around, primo medagliato italiano della storia nel pattinaggio di velocità, nel giro di pochi giorni Fabris è già una leggenda dello sport azzurro.
Ippolito Sanfratello, 32enne piacentino trapiantato a Treviso, detto “Ippo”, il più guascone del gruppo, ammette: “Era difficile immaginarsi alla vigilia una giornata così, ma certo abbiamo sognato una cosa del genere. Vincere una medaglia olimpica è nei sogni di tutti noi, vincerla a squadre è poi la cosa più bella”.
Matteo Anesi, 21 anni di Trento, al debutto olimpico, sembra il più tranquillo, anche se i vicini di stanza al villaggio olimpico ricorderanno a lungo i suoi duetti con Fabris alla chitarra elettrica. Anesi spiega: “Quando gli olandesi sono caduti stavamo recuperando. Poi in finale siamo arrivati rilassati mentalmente perché sapevamo che una medaglia era sicura”.
Stefano Donagrandi, 29enne bresciano, l’eroe sfortunato, infortunatosi (contrattura) alla vigilia del appuntamento con l’oro. Ma la medaglia è a pieno titolo anche sua: “Si soffre emotivamente a star fuori, ma si è lì col cuore a spingere con gli altri ragazzi”. Grazie.