Gli ultimi sono stati un operaio di 34 anni che è stato travolto e schiacciato da sacchi di granuli di plastica all’interno di un capannone a Mornico al Serio nel bergamasco e altri due lavoratori – di 54 e 61 anni – che a Lucca sono caduti da una gru alta oltre 10 metri mentre installavano delle luminarie. Tutti e tre morti mentre erano al lavoro.

Le reazioni della politica

Questi ultimi episodi hanno di nuovo sollevato il grande problema delle morti sul lavoro nel nostro paese. Tanto che oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto chiaramente che “il nostro Paese non può rassegnarsi a subire morti sul lavoro. è indispensabile che le norme sulla sicurezza nel lavoro vengano rispettate con scrupolo e i controlli devono essere attenti e rigorosi”. Anche il deputato e segretario di Possibile, Pippo Civati, e il deputato dello stesso partito Andrea Maestri hanno sottolineato oggi che “dall’inizio dell’anno sono quasi seicento le persone che hanno perso la vita per incidenti sui posti di lavoro. I dati dell’Inail segnalano un incremento di questi drammi rispetto allo scorso anno”. Sulla stessa linea il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa che osserva come “quella delle morti bianche è una delle pagine più tristi della nostra democrazia”. I fatti di Bergamo e Lucca sono “episodi drammatici” che devono farci porre domande “sulle condizioni di sicurezza precarie in cui lavorano tante persone nel nostro Paese”.

Cosa dicono i dati ufficiali

Ed effettivamente i dati ufficiali dell’Inail confermano l’allarme del capo dello Stato e dei parlamentari. Nei primi sette mesi di quest’anno sono aumentati gli incidenti e i morti sul lavoro, il cui numero ha raggiunto quota 591, 29 in più rispetto ai 562 decessi dell’analogo periodo del 2016 (+5,2%).

531 sono gli uomini morti sul lavoro

Sul fronte degli incidenti mortali, spiega l’istituto, l’incremento è legato principalmente alla componente maschile, i cui casi sono saliti da 506 a 531 (+4,9%), mentre quella femminile ha fatto registrare un aumento di quattro casi, da 56 a 60 decessi (+7,1%). L’aumento di 29 denunce d’infortunio con esito mortale è la sintesi di andamenti diversi osservati nelle singole gestioni.

Aumentano nell’industria, diminuiscono in agricoltura

Quella dell’Industria e servizi, infatti, è la sola che ha avuto un incremento, decisivo nel saldo negativo finale, da 450 a 497 casi (+10,4%), mentre Agricoltura e Conto Stato presentano entrambe una diminuzione rispettivamente da 80 a 76 casi (-5%) e da 32 a 18 (-43,8%).

Le regioni dove si muore di più

Dall’analisi territoriale emerge un aumento di 33 casi delle denunce d’infortuni con esito mortale nel Nord-Ovest (Lombardia +15 decessi, Liguria, +10, Piemonte +8), cui si contrappongono i dati del Centro, per il quale si registra un calo di 12 decessi (Marche -6 casi, Toscana -4, Lazio -1, Umbria -1), e quelli del Nord-Est (tre denunce in meno), dove spiccano in particolare i dati del Veneto (-10 casi) e del Friuli Venezia Giulia (+9).

Nel Sud (-2 casi mortali per l’intera area geografica), l’incremento dell’Abruzzo (+15 casi) praticamente pareggia la diminuzione delle denunce registrata nelle altre regioni, mentre nelle Isole (+13 denunce), la Sicilia si evidenzia per i suoi 15 casi in più.

Solo a gennaio 30 vittime in più dell’anno prima

Nei confronti di periodo, le variazioni percentuali delle denunce di infortuni mortali presentate all’Inail nel 2017 finora hanno sempre avuto segno positivo, con l’unica eccezione del primo quadrimestre che, al contrario, aveva fatto registrare una diminuzione rispetto ai primi quattro mesi del 2016.

A fare la differenza nel saldo finale dei primi sette mesi di quest’anno continua a essere soprattutto il dato di gennaio, con 30 denunce mortali in più rispetto al primo mese del 2016 (95 contro 65 casi), oltre la metà delle quali legate alle due tragedie di Rigopiano e Campo Felice.

A luglio 380mila denunce, quasi 5mila in più rispetto a un anno da

Il confronto tra luglio 2016 e luglio 2017 fa registrare invece un incremento di tre casi. In aumento anche gli infortuni: le denunce pervenute all’istituto sono state 380.236, 4.750 in più rispetto allo stesso periodo del 2016 (+1,3%), per effetto di un aumento infortunistico dell’1,2% registrato per i lavoratori (2.832 casi in più) e dell’1,4% per le lavoratrici (oltre 1.900 in più).

All’incremento – spiega l’istituto – hanno contribuito soltanto la gestione Industria e servizi (+2,1%) e la gestione Conto Stato dipendenti (+3,6%), mentre Agricoltura e Conto Stato studenti delle scuole pubbliche statali hanno fatto segnare un calo pari, rispettivamente, al 5,0% e all’1,9%. A livello territoriale, le denunce d’infortunio sono aumentate al Nord (oltre 5.800 casi in più) e, in misura più contenuta, al Centro (+245), mentre hanno fatto registrare una diminuzione al Sud (-985) e nelle Isole (-337).

Gli aumenti maggiori, in valore assoluto, si sono registrati in Lombardia (+2.821 denunce) ed Emilia Romagna (+1.560), mentre le riduzioni più sensibili sono quelle rilevate in Puglia (-672) e Sicilia (-658). Nel solo mese di luglio, in particolare, sono state rilevate 46.390 denunce, 1.608 in più rispetto a luglio 2016 (+3,6%). Il numero dei giorni lavorativi è stato identico sia per i mesi di luglio 2016-2017 (21) sia per l’intero periodo gennaio-luglio (146). (agi)