Dietro l’irrituale plauso del capo dello Stato all’operato del ministro dell’Interno sulla gestione della vicenda migranti, una spaccatura nel governo sul regolamento delle Ong

Sergio Mattarella scende in campo e blinda l’operato del governo sui migranti, e in particolare l’operato di Marco Minniti, ministro dell’Interno, che da quando si è insediato al Viminale scelto da Paolo Gentiloni, ha inaugurato una politica meno buonista su diversi fronti, a cominciare da quello dei migranti. Una presa di posizione, quella del capo dello Stato, a dir poco inusuale, per un presidente che ha scelto sempre il basso profilo nelle diatribe interne al governo. Un fuori programma che nasconde ben altro.

Minniti aveva minacciato le dimissioni?

Dopo settimane di polemiche sull’operato delle Ong e sul regolamento che da ora in poi Minniti ha chiesto che debbano rispettare per poter soccorrere in mare i migranti, due giorni fa, stando ai retroscena dei quotidiani, la linea di Minniti si sarebbe scontrata con quella del cattolicissimi ministro Graziano Delrio. Motivo del contendere l’accesso ai porti per le navi delle Ong cariche di migranti soccorsi in mare dalle navi dei trafficanti. In parole povere e con molti distinguo e spiegazioni, per Delrio i porti non si possono chiudere a queste navi, per Minniti invece sì. Una querelle che stava coinvolgendo il governo, il Pd, gli altri partiti di maggioranza.

Tanto da spingere Minniti, si racconta, a minacciare le dimissioni se il governo avesse fatto marcia indietro rispetto alla linea tenuto finora sui migranti. Una linea che passa dal fragile accordo con la Libia, al delicatissimo invio di navi al confine marittimo, dal braccio di ferro con l’Europa allo scontro con le più importanti Ong del mondo. Un livello di esposizione, che ha impegnato tutte le istituzioni, non solo il governo, in modo chiaro e inequivocabile. Tanto che anche lo stesso Capo dello Stato, pochi giorni fa davanti agli ambasciatori di tutto il mondo, si era lanciato con parole ben precise contro chi in Europa fa “battute” invece di risolvere i problemi. Leggi anche il pezzo di Repubblica.

Per il presidente il ministro andava blindato

In un momento così delicato è ovvio che il presidente della Repubblica non si attende che si apra un fronte all’interno del governo, e men che meno vuole che il ministro di uno dei dicasteri più strategici per la sicurezza dello Stato si dimetta. Ecco dunque il suo sostegno a Minniti, seguito dopo pochi minuti da quello del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Nessun accenno alla polemica sui porti, da parte di Mattarella, ma il forte sostegno a quanto fatto sui migranti e la sottolineatura che la politica sulle Ong è stata approvata da gran parte del Parlamento, Pd compreso.

Scrive l’HuffPost: “Una domenica di telefonate e colloqui non era riuscita a portare ad alcun passo in avanti. La figura di Delrio d’altronde è rilevante dentro il Governo anche per il suo stretto collegamento con Matteo Renzi. Per Minniti andare avanti senza chiarire non era possibile. Come gesto dimostrativo, decide di non partecipare al Consiglio dei ministri, previsto per il pomeriggio. Per recuperare la situazione si muove il Quirinale, che ha avuto timore delle ripercussioni sulla tenuta del Governo. Dal Colle esprimono “grande apprezzamento” per il lavoro di Minniti tanto per la gestione dei migranti quanto per il codice di condotta per le Ong, “condiviso con larga convergenza in sede parlamentare”. Si muove Palazzo Chigi in privato – nel confronto Gentiloni-Minniti – ma anche pubblicamente, facendo trapelare sulle agenzie che “i risultati sul fronte del contrasto del traffico di essere umani dalla Libia e del fenomeno migratorio cominciano ad arrivare”. (AGI)