Una partita senza appello. Se si vince, si va avanti; se si perde, si torna a casa. Dopo un girone fatto di alti e bassi, ombre e luci, canestri e palle perse, l’Italia del basket entra nella fase decisiva di questi Europei. Il primo ostacolo si chiama Finlandia. Una delle sorprese del torneo. Piccola e tenace, precisa e guerriera. Tanti buoni tiratori, molti di loro visti anche nel nostro campionato, e una stellina pronta a esplodere: Lauri Markkanen, classe 1997, 2 metri e 13 centimetri di puro talento, un ballerino del parquet. Non è un caso se, nell’ultimo draft NBA, i Minnesota Timberwolves hanno speso la scelta numero 7 per prenderlo anche se saranno i Chicago Bulls a poterlo mettere in campo dopo uno scambio. Insomma, uno di quei giocatori destinati a lasciare il segno, da questa e dall’altra parte dell’oceano. A Istanbul inizia una sfida affascinante ed equilibrata con in palio il biglietto per i quarti di finale.

Primo Quarto, che partenza!

Partire con fiducia e senza paura. Più facile a dirlo che a farlo. Ma gli azzurri rispondono presente fin dal primo possesso e infilano, dopo il primo errore di Melli, 5 tiri consecutivi. Datome inizia con due tiri in stereofonia, lo seguono Hackett dal centro dell’area e il duo Belinelli-Melli da tre (12-5). Cusin ci mette la stoppata e la fisicità. La Finlandia è costretta a chiamare timeout. Ma l’Italia non smette di tirare e segnare. Dopo 8 minuti ci sono già 27 punti a tabellone con uno stratosferico 10/11 al tiro. Quella di Messina è una squadra che quando prende fiducia, lo sappiamo, non si ferma più. Melli ha già segnato 10 punti, Datome 9, Belinelli 6. Ma la Finlandia non si arrende e resta aggrappata alla partita con Wilson (27-15). Quando però anche Baldi Rossi, appena entrato in campo, infila la tripla del trentello azzurro anche Messina dispensa applausi e complimenti. Siamo appena all’inizio. Ma che inizio (30-17).

Secondo Quarto, controllo assoluto

È fisiologico che le percentuali calino. Ma l’Italia continua a lavorare benissimo in difesa e, in attacco, esegue con pulizia e generosità. Il risultato? Tanti falli subiti e tanti tiri dalla lunetta che, a differenza delle sfide del girone eliminatorio, l’Italia segna con continuità.
Markkanen prova a mettersi in partita e segna un gran canestro in penetrazione. Ma è l’unico che gli azzurri gli concedono. Due punti in 9 minuti. Poco, pochissimo. Sulla tripla di Belinelli da 9 metri, e sui suoi 14 punti in 20 minuti, c’è altrettanto poco da dire e molto da applaudire (38-21). Anche Hackett e Filloy portano il loro contributo, sui due lati del campo. La lucidità offensiva è anche merito loro. La schiacciata di Biligha, poi, è capace di scaldare anche i tifosi più freddi (40-23). L’ultimo proscenio del primo tempo se lo prende Datome: stoppata spettacolare in difesa e canestro, con passo d’arretramento, di difficoltà indicibile, in attacco. Dopo venti minuti è un’Italia quasi perfetta. Ma il lavoro, anche sul + 19 (48-29) è fatto solo a metà.

Terzo Quarto, il solito blackout

I primi 4 minuti sono il teatro di una sfida nella sfida. Quella tra Koponen e Belinelli. Segnano 7 punti a testa, aumentando sempre più la difficoltà dei loro tiri. Per l’Italia, che inizia a giocare (un po’ troppo) con il cronometro, è un buon affare (56-36). L’attacco è poco efficace (eufemismo) ma gli azzurri, dopo il primo quarto, questa partita la stanno vincendo in difesa. Hackett, con mani e piedi velocissimi, costringe la Finlandia a scelte sbagliate e palle perse. Capitan Datome mette l’ennesima, incredibile, stoppata. Da Olbia con furore. Nessuno, per qualche minuto, segna più. Fino a che gli scandinavi, ancora senza Markkanen seduto in panchina, mettono due triple consecutive (56-42). Messina ferma l’emorragia. Bisogna riprendere a giocare e a segnare. Ci pensa Biligha, con un grande rimbalzo offensivo sulla sirena (58-42).

Ultimo Quarto, si va avanti

Sul parquet si rivede Markkanen. Coach Dettmann prova ad affidarsi alla sua stella che viene, però, raddoppiata con costanza dalla difesa italiana. Ci provano allora Wilson e Koponen a provare la rimonta con un’aggressività ritrovata (58-47). L’Italia anche quilo sappiamo, è anche questa. La luce si accende e si spegne. È un’abitudine, all’interno di una partita, con cui abbiamo imparato a convivere dall’inizio del torneo. Datome e Hackett,per fortuna, ci danno un minimo di ossigeno. Markkanen, con una grande schiacciata, ci fa capire che la partita è ancora lunga, lunghissima. Ma per fortuna, oggi, tra gli azzurri, c’è un protagonista inaspettato. Paul Biligha. Altri due punti che sanno di jolly (64-53). Mancano 3 minuti e mezzo. Arriva la volata e il pallone si fa più pesante. L’attacco finlandese spreca un paio di attacchi e Hackett, in penetrazione, come con la Georgia, mette due punti che profumano di vittoria. La distanza è tornata in doppia cifra con l’appoggio al tabellone di Filloy (70-57). Sul tabellone mancano 28 secondi. Ora, sì, che è finita per davvero. L’Italia vola a i quarti e attende, a meno di sorprese, la corazzata Serbia. Siamo tra le 8 squadre più forti d’Europa. Mercoledì ci sarà bisogno di un’impresa ma forse, ora, è meglio così. (agi)