I conti in tasca dopo che M5S e Lega hanno iniziato a cavalcare la possibilità di rivedere i meccanismi di accesso al sistema pensionistico pubblico

Nella corsa al consenso in vista delle elezioni politiche del prossimo 4 marzo, non mancano le proposte per abolire la legge Fornero sui pensionamenti.

Si va da un intervento graduale nell’arco di cinque anni, come ha sottolineato il candidato premier del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ai cinque mesi reclamati invece da Matteo Salvini, leader della Lega.

I conti però sono difficili da far quadrare. Secondo i calcoli della Ragioneria generale dello Stato, cancellare la legge Fornero significa rinunciare a circa 350 miliardi di euro di risparmi cumulati fino al 2060.

Un fattore non banale nel difficile equilibrio del bilancio pubblico italiano.

Soprattutto perché il grosso del buco si realizzerebbe a medio termine, ovvero nel decennio 2020-30: periodo nel quale si sacrificherebbe a questa iniziativa circa un punto di Pil ogni anno, cioè 17 miliardi di euro, con un massimo di 1,4 punti nel 2020, ovvero 23,8 miliardi fra due anni.

Un colpo che anche una economia in crescita, come sembra essere quella italiana, potrebbe avvertire con effetti pericolosi per le dinamiche in atto. (Corriere)