Il ministro  francese Bruno Le Maire «Francia e Italia possono trovare una via di uscita alta, costruendo una grande impresa industriale europea in ambito navale, con un aspetto civile e uno militare»

«Di fronte alle difficoltà di questi giorni, Francia e Italia possono trovare una via di uscita alta, costruendo una grande im-presa industriale europea in ambito navale, con un aspetto civile e uno militare». Un accordo che veda i due Paesi condividere i can-tieri di Saint Nazaire, 50 per cento ciascuno, affidandone la guida in modo chiaro a Fincantieri.

Il ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, accoglie il Corriere nel suo ufficio di Bercy il giorno prima della importante missione a Roma, dove incontrerà il collega Pier Carlo Padoan e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Il contrasto su STX France ha fatto segnare uno dei punti più bassi nelle relazioni tra Francia e Italia negli ultimi anni. Le Maire tiene a rivolgersi all’opinione pubblica per assicurare che non c’è alcun atteggiamento anti-italiano, anzi: «La nostra scelta è Fincantieri», ripeterà più volte durante il colloquio. Parigi sembra intenzionata a salvare l’affare dopo la marcia indietro sull’accordo di aprile.

 Signor ministro, oggi a Roma vedrà i ministri Padoan e Ca-lenda. Con quale stato d’animo, e con quali nuove proposte, li incontra?

«Vado a Roma con uno stato d’animo molto costruttivo. Siamo due nazioni sorelle. Vogliamo lavorare mano nella mano con l’Italia, sia in campo industriale sia quanto all’unione politica e monetaria. È una scelta politica importante, che abbiamo fatto con il presidente Emmanuel Macron e il premier Édouard Philippe. Assieme a Florence Parly, ministra delle Forze armate, abbiamo lavorato a una proposta che permetta di uscire al meglio dalla situazione attuale: costruire una grande alleanza industriale europea franco-italiana in campo navale.
Questo progetto avrebbe un aspetto civile, con i cantieri dell’Atlantico, e un aspetto militare pilotato dalla ministra, sulle navi di superficie. Se nelle prossime settimane saremo capaci di costruire questo grande gruppo industriale franco-italiano, avremo fatto un grande passo avanti per la Francia, l’Italia e l’Europa. È importante tuttavia che i nostri partner italiani comprendano le nostre preoccupazioni. Nessuna della nostre decisioni è rivolta contro l’Italia, sono motivate da preoccupazioni legittime su due punti. Il primo è l’occupazione.
Oggi il settore delle crociere va benissimo e abbiamo 4,6 miliardi di ordini per 11 anni per i cantieri di Saint Nazaire, ma una crisi può arrivare domani. E quali garanzie abbiamo che Fincantieri non sposterà le sue attività su altri siti produttivi? Migliaia di lavoratori a Saint Nazaire sono preoccupati. Di fronte al problema della disoccupazione di massa, che colpisce tutti, è normale che ogni Stato cerchi di difendere i posti di lavoro sul suo territorio. La seconda preoccupazione ri-guarda le tecnologie di punta. Oggi non abbiamo sufficienti garanzie sul rischio di trasferimento di queste tecnologie verso la Cina (dove Fincantieri ha importanti interessi, ndr), che segnerebbe la fine dei cantieri di Saint Nazaire. Vogliamo semplicemente maggiori garanzie su questi due punti».

Ma il precedente accordo del 12 aprile, non prevedeva già garanzie sull’occupazione? Fincantieri assicura di sì.

«L’accordo negoziato dalla precedente maggioranza non offriva garanzie sufficienti né sull’impiego né sulle tecnologie. Abbiamo proposto un patto tra azionisti al 50 – 50 tra partner italiani e fran-cesi: 50% per Fincantieri, 33% per lo Stato francese, 14,66% per l’azienda francese Naval Group, 2% per i lavoratori. Nella nostra proposta, il presidente del consiglio di amministrazione, designato da Fincantieri, dispone di una voce preponderante in caso di uguaglianza. Fincantieri è dunque chiaramente alla guida dei cantieri navali. La reazione del governo italiano è per il momento negativa. Continueremo a lavorare e a spiegare le nostre inquietudini Ho buone speranze che arriveremo a trovare un’intesa nelle prossime settimane».

Le difficoltà sembrano concentrarsi sulla percentuale riserva-ta a Fincantieri: non meno del 51%, dice l’Italia, non più del 50%, dice la Francia. Ma non più tardi di domenica sera il ministro italiano Calenda ha ripetuto che tenere Fincantieri sotto la soglia del 51% è inaccettabile. L’Italia chiede di avere una maggioranza chiara, così come ce l’avevano prima i proprietari coreani. 

«Bisogna andare oltre i simboli e togliere le passioni da un dibattito che è innanzitutto industriale. La nostra volontà è di offrire all’Italia una partnership nel settore navale che vada a vantaggio di tutti. Ricordo che nel precedente accordo Fincantieri aveva il 48%».

Ma con il 6% della Fondazione CR Trieste. 

«Appunto, non è l’approccio giusto. Il presidente Macron agisce in modo diverso: dice chiaramente la verità e si prende la responsabilità delle decisioni. Dare il 48% a Fincantieri e il 6% alla Fondazione Trieste significa cedere la maggioranza senza assumersene la responsabilità. Preferiamo proporre una condivisione in condizioni di parità. Una soluzione onesta e trasparente. Un accordo chiaro è sempre preferibile a soluzioni un po’ arrangiate».

Comprenderà che in Italia la passione, come lei dice, è stata suscitata dalla sorpresa di un presidente come Emmanuel Macron, conosciuto per il suo europeismo, procedere a una nazionalizzazione sia pure temporanea per impedire una presa di controllo di Sta France da parte di un partner europeo, l’Italia. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, in un’intervista al Corriere, ieri ha detto che sarebbe meglio promuovere campioni europei piuttosto che difendere gioielli nazionali. 

«Il presidente Tajani ha perfettamente ragione, è quel che vogliamo fare. Avevamo 60 giorni di tempo per esercitare il nostro diritto di prelazione, e quel termine stava per scadere senza che avessimo raggiunto un accordo. Fincantieri allora avrebbe detenuto il 66% del capitale, una cosa che non corrispondeva ai nostri interessi. Ricorrendo al nostro diritto di prelazione, vogliamo semplicemente disporre di più tempo e rilanciare il negoziato. I cantieri di Saint Nazaire non devono essere diretti dallo Stato francese. Vogliamo un azionista privato, e Fincantieri oggi è il migliore gruppo industriale per partecipare a questo grande progetto europeo e franco-italiano».

Quando il presidente Macron ha evocato la necessità di trova-re un accordo più equilibrato, si trovava appunto a Saint Na-zaire all’inaugurazione della nave Meraviglia, costruita su ordinazione dell’armatore MSC Crociere dell’imprenditore italo-svizzero Gianluigi Aponte. MSC vuole apertamente entrare nel capitale di STX. Qual è il suo ruolo oggi? E avrebbe senso fare entrare nel consiglio di amministrazione di STX un cliente come MSC? Con quali rischi per la chiarezza di gestione?

«Se il negoziato non va a buon fine con Fincantieri, saremo co-stretti a considerare altre opzioni, ma io non me lo auguro. L’opzione dei croceristi (MSC e Royal Caribbean, ndr) non è la mia oggi: essere allo stesso tempo cliente e membro del consiglio di amministrazione è complicato e non è buona gestione. Fincantieri è un grande industriale navale che ha fatto cose eccezionali, è benvenuto a Saint Nazaire. Lo dirò prima di partire per Roma al presidente della regione Bruno Retailleau, e agli industriali della zona: Fincantieri è un’occasione per Saint Nazaire, nel quadro di un contratto equilibrato e che protegga i nostri interessi.

Quanto a MSC, è un grande crocerista e le loro ordinazioni aprono prospettive straordinarie per Saint Nazaire. Le loro navi sono impressionanti e di grande bellezza, ma un progetto industriale funziona quando ognuno rispetta il proprio ruolo: l’industriale deve guidare il cantieri, gli Stati difendere gli interessi dei loro cittadini, e i clienti devono fornire la loro esperienze e le loro ordinazioni. E l’Europa trarrà vantaggio da questo grane progetto industriale franco-italiano».

A proposito di MSC, il segretario generale dell’Eliseo Alexis Kohler ne è stato il direttore finanziario. Non c’è un rischio di conflitto di interesse nella gestione del dossier Saint Nazaire? 

«Il segretario generale si è allontanato dal dossier, che è gestito direttamente dal presidente della Repubblica, la ministra delle Forze Armate e da me».

Il presidente della regione auspica una soluzione locale con le aziende dell’indotto e i dipendenti. È una possibilità? I lavora-tori avranno un ruolo? 

«I dipendenti possono partecipare di più, ma il patto tra gli azionisti deve essere semplice e chiaro perché sia efficace. Meglio non moltiplicare i rappresentanti nel consiglio di amministrazione. Devono figurarvi Naval Group, lo Stato, i dipendenti e Fincantieri, che sarà l’operatore industriale. Vedo oggi Bruno Retailleau, presidente della regione Pays de la Loire, per evocare con lui le modalità di associazione delle aziende dell’indotto ai cantieri».

Il 51% diventa un po’ un simbolo.

«Sì, e bisogna uscire dalla logica dei simboli per avanzare concretamente».

Ma questo vale anche dal lato francese. 

«No, perché la soluzione del 50-50 permette una partnership equilibrata, nella quale Francia e Italia lavorano mano nella mano, da eguale a eguale. In compenso, perché una impresa industriale lavori bene, ha bisogno di un operatore. E questo operatore, è Fincantieri».

Negli ultimi giorni il ministro italiano ha ricordato che i coreani erano al 66%. Non si capisce perché la Francia diceva sì al 66% dei coreani e dice adesso no al 51% degli italiani. 

«È un’osservazione comprensibile. Ma la situazione economica era totalmente diversa: i cantieri erano in grave difficoltà, mentre sono adesso redditizi e hanno 11 anni di ordinazioni davanti a lo-ro».

Più in generale, tre il 2006 e il 2016 le acquisizioni francesi in Italia sono arrivate a 52 miliardi di euro, secondo la società di consulenza KPMG: nelle banche, il lusso, le comunicazioni. Lo abbiamo visto anche di recente con l’ingresso di Vivendi nel capitale di Mediaset e Telecom Italia. In senso inverso, la cifra si ferma a 7,6 miliardi. Ma quando l’Italia cerca di realizzare un’operazione importante in Francia, il governo francese interviene. Anche questo suscita qualche reazione in Italia.

«È capitato al governo italiano di rifiutare degli investimenti pubblici francesi, come con Thales o Safran, e di scegliere dei partner giapponesi o americani invece che francesi. Era un suo diritto e nessuno l’ha criticato. Inoltre, gli investimenti che lei ha citato sono privati: quando il signor Arnault o Lactalis decidono di comprare Bulgari o Parmalat, si tratta di un investimento privato. E quando l’Italia vuole investire in Francia, tutto può filare liscio, come con la privatizzazione dell’aeroporto di Nizza o l’accordo paritario tra Essilor e Luxottica. Dunque siamo aperti agli investimenti italiani. L’idea di una Francia chiusa è completamente falsa: nel 2016 l’Italia era il terzo investitore nel nostro Paese. Ma i cantieri di Saint Nazaire sono un sito unico e strategico: è per esempio il solo cantiere che ci permette di costruire delle porta-aerei».

Le difficoltà di questi giorni rivelano forse una preferenza aperta della Francia per l’asse franco-tedesco a scapito di altri partner come l’Italia?

«Vogliamo lavorare mano nella mano con l’Italia. Desideriamo che il nostro partner italiano possa partecipare alle riflessioni sulla zona euro, assieme alla coppia franco-tedesca. Il ministro Padoan ha presentato delle eccellenti proposte, come l’idea di una assicurazione per i disoccupati a livello europeo. L’integrazione della zona euro sarà senza dubbio il più grande cantiere politico dei prossimi cinque anni. L’Italia sarà direttamente associata a questo cantiere. Sull’unione bancaria, sulla politica commerciale, sulla tassazione dei grandi gruppi digitali mondiali, noi vogliamo fare proposte con i nostri amici italiani. Tutto il governo è pronto a impegnarsi in una cooperazione di buona fede, approfondita, con l’Italia, e STX non deve essere un sassolino nella scarpa. Iniziative molto concrete sono state prese perché l’Italia non abbia l’impressione di essere messa in disparte. Avremo l’occasione di trasmettere chiaramente questo messaggio di un partenariato rivolto all’avvenire in occasione del vertice franco-italiano del 27 settembre». (Corriere)