Avevamo chiesto i dati sull’acqua a Roma e i dati sono arrivati (quasi tutti). Ora sappiamo da dove arriva, quanta ne arriva, quanta ne viene sprecata, quali lavori sono in corso per non sprecarla più, quanto costeranno e chi li pagherà. E sappiamo anche che – grazie a questa massiccia e tardiva opera di manutenzione straordinaria della rete – il lago di Bracciano, così fortemente penalizzato da una siccità prolungata, la prossima estate sarà totalmente escluso da ogni captazione di acqua per rifornire le case, le imprese e gli uffici dei romani.

Un’operazione trasparenza

Si tratta di una operazione trasparenza su uno dei temi più controversi di questa estate italiana, con il rischio di un clamoroso e inedito razionamento della fornitura per un milione e mezzo di romani. Lo stato di emergenza, proclamato dal consiglio dei ministri il 7 agosto scorso, fa immaginare che il peggio non sia ancora passato e che a settembre, quando la città tornerà a popolarsi, le captazioni di acqua dal lago di Bracciano riprenderanno nonostante il forte impatto ambientale (e la contrarietà della Regione Lazio).

Proprio mentre il confronto fra la Regione Lazio e il Comune di Roma era arrivato al suo apice, alla fine di luglio, l’Agenzia Italia aveva presentato una richiesta di dati generalizzata al Comune di Roma.

Il FOIA presentato da Agi al Comune di Roma e all’Acea

Basandoci sulle norme di una legge approvata qualche mese fa, il FOIA (Freedom of Information Act) che consente a qualunque cittadino di chiedere ed ottenere dati pubblici entro 30 giorni, abbiamo chiesto di sapere nell’ordine:

elenco delle fonti di approvvigionamento utilizzate per il fabbisogno idrico di Roma Capitale (sorgenti, pozzi, fonti superficiali, ecc) con indicazione per ciascuna della relativa portata;
dati relativi ai consumi idrici nel territorio di Roma Capitale per gli anni 2012-2017 con distinzione tra le diverse tipologie di consumo;
ogni atto relativo al monitoraggio e al calcolo del fabbisogno idrico di Roma Capitale nonché di programmazione relativa ai fabbisogni idrici per gli anni 2017 e 2018;
dati sulla percentuale di acqua potabile dispersa nella rete di distribuzione utilizzata nel territorio di Roma Capitale da Acea e Ato2; nonché sullo stato delle tubature con particolare attenzione alla anzianità.
dati e/o proiezioni sul costo che sarà sostenuto da Roma Capitale, da Acea o ATO 2 in virtù dell’emergenza idrica in corso, con indicazione delle modalità di reperimento dei relativi fondi.

La richiesta è stata indirizzata al sindaco Virginia Raggi, al Dipartimento Infrastrutture e al Dipartimento partecipazioni di Roma Capitale. Il 31 luglio il Dipartimento partecipazioni ci ha risposto che quei dati “non sono nella sua disponibilità”, e che “in quanto azionista minoritario, non svolge funzioni di monitoraggio”; e che la richiesta veniva inoltrata ad Acea spa e Acea ATO 2 “per eventuale seguito di competenza”.

L’Acea è l’azienda che gestisce la fornitura di acqua ed elettricità dei romani. Fondata nel 1909 è una società per azioni dal 1992, ragion per cui il FOIA di AGI non è stato indirizzato ad Acea spa, visto che la normativa del FOIA esclude espressamente le società quotate in Borsa; ed è stato indirizzato a Roma Capitale che ne detiene il 51 per cento.

A sua volta Acea spa controlla il 96 per cento di Acea ATO 2 (il restante 3 per cento è di nuovo di Roma Capitale).

Rischiavamo un.. buco nell’acqua

Insomma ci sembrava che Roma Capitale fosse nelle condizioni di rispondere e avviare questa operazione trasparenza. Ma il 7 agosto anche il Dipartimento infrastrutture e manutenzione ci ha risposto che i dati richiesti erano in possesso di Acea ATO 2, che in virtù in una convenzione trentennale firmata nel 2004, “programmi, pianifichi e progetti ed esegua interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria”.

Insomma la nostra richiesta rischiava di fare il classico buco nell’acqua (scusate il gioco di parole). Ma Acea spa ha deciso di rispondere, pur non essendo tenuta a farlo, come abbiamo visto. Una scelta che abbiamo molto apprezzato. Anche se come vedremo le informazioni fornite non sono esaustive.

Nel merito, ecco le risposte che abbiamo ottenuto (e che come promesso pubblicamente, abbiamo condiviso con le altre agenzie di stampa, perché l’acqua è un tema così importante sul quale non ci interessa la gara a chi firma lo scoop, ma piuttosto contribuire a far circolare una informazione corretta che raggiunga quante più persone possibile).

Per quanto riguarda le fonti di approvvigionamento utilizzate per il fabbisogno idrico di Roma capitale con indicazione per ciascuna della relativa portata, Acea spa ci ha mandato la tabella che vedete sotto. E’ di tutta evidenza che delle nove fonti di approvvigionamento, la principale è il Peschiera, nel reatino, (con una portata media giornaliera di oltre 9 metri cubi al secondo); seguita da Le Capore, sempre nel reatino (portata di 4,2 metri cubi al secondo); mentre il lago di Bracciano è all’ultimo posto con 0,3 metri cubi al secondo.
Per quanto concerne i consumi idrici dal 2012 al 2017, Acea spa ha fornito i dati solamente per il 2015 e 2016 (vedi tabella), spiegando che per l’anno in corso “dovrebbe attestarsi sui livelli dell’ultimo anno”. E quindi 551,08 milioni di metri cubi. Inoltre Acea ci ha fatto sapere di non essere in grado in questo momento di distinguere le diverse tipologie di consumo, come avevamo richiesto.

Avevamo inoltre chiesto di disporre “di ogni atto relativo al monitoraggio e al calcolo del fabbisogno idrico di Roma Capitale”. La risposta è stata la seguente: dato che per il 2017 le previsioni confermano il dato del 2016, “da qui la necessità di attuare ogni azione per limitare al massimo sprechi e dispersioni lungo la rete, soprattutto se dovessero verificarsi altri periodi così severamente siccitosi. Acea per questo motivo ha avviato a partire dagli ultimi tre mesi, su spinta del nuovo management, una ispezione massiva della rete idrica, come non è mai stata fatta”. Traduzione: il nuovo management (presidente Luca Alfredo Lanzalone, amministratore delegato Stefano Antonio Donnarumma), si è insediato nel maggio 2017: prima di allora una ispezione massiva dello stato della rete idrica non è mai stata fatta. Mai. La nota di Acea sul punto spiega così gli obiettivi di questa operazione: “Metà della rete, circa 3000 chilometri, è già stata controllata e il lavoro si concluderà in ottobre. Ad oggi sono state individuate 750 perdite occulte, che si traducono in una dispersione stimata di circa 250 litri di acqua al secondo. Tali perdite saranno tutte riparate entro la metà di questo mese di agosto. Ed entro la metà di ottobre recupereremo quasi 500 litri al secondo”. La cosa ha evidentemente un impatto rilevante sul destino del lago di Bracciano e qui Acea spiega chiaramente cosa accadrà: “Occorre considerare che a Bracciano, nel mese di luglio, abbiamo prelevato dal lago una media di 1100 litri al secondo, circa 300 litri al secondo in meno rispetto al luglio 2016 e questo rappresenta la prova più evidente dell’efficacia delle azioni di recupero intraprese da Acea”. Conclusione: “Il dato più importante è questo: con l’attività di ricerca e riparazione delle perdite e il reperimento di nuove fonti approvvigionamento idropotabili al momento non disponibili, siamo convinti di arrivare alla prossima estate senza alcuna necessità di attingere al lago”

“La percentuale di acqua potabile dispersa nel territorio di Roma capitale è del 44,97 per cento”. Si tratta di un dato noto ma ugualmente sconvolgente: vuol dire che per ogni litro di acqua che i romani usano, c’è un altro litro che si è perso nella rete. Per quanto riguarda lo stato delle tubature, Acea ci ha informato di non essere in possesso di una “anagrafe dei tubi” ma di poter dire che “l’età media delle tubature è di circa 50 anni”; e che a prescindere dalla manutenzione straordinaria in corso, “sarà a breve avviata una capillare campagna informativa per sensibilizzare la cittadinanza ad un uso più responsabile dell’acqua”.

Infine avevamo chiesto dati e proiezioni sul costo che sarà sostenuto da Roma Capitale, da Acea o da Acea ATO 2 in virtù dell’emergenza idrica in corso. La risposta è stata la seguente: “Per avviare ed eseguire opere di monitoraggio, riparazione, bonifiche e potenziamento impiantistico della rete gestita da Acea ATO 2, atti a scongiurare l’uso della fonte strategica di Bracciano, saranno necessari circa 80/100 milioni di euro che saranno reperiti all’interno del bilancio della società”.

Conclusioni

Riassumendo: lo stato di abbandono della rete idrica che l’attuale management sostiene di aver ereditato, fa sì che quasi la metà dell’acqua captata venga sprecata; per la prima volta nella storia di Acea è stata avviata una ispezione massiva e sono in corso centinaia di interventi di manutenzione che entro ottobre consentiranno di risparmiare una quantità di acqua pari alla metà di quella che viene pompata dal solo lago di Bracciano (che è soltanto al nona fonte di approvvigionamento per i romani). Questi interventi costeranno ad Acea 80/100 milioni che saranno reperiti nel bilancio della società e quindi, lo deduciamo noi, senza un aumento delle tariffe. (agi)