“Film-maker di tutto il mondo unitevi”. Molte volte il motto di Karl Marx è stato riletto e reinterpretato, ma stavolta il paragone tra l’idea del filosofo tedesco e quella di un gruppo di programmatori, informatici e ‘visionari’ chiamati ‘Genio collettivo’ è quanto mai appropriato. Siamo nel Terzo millennio e la magnifica utopia marxista si sposa con la tecnologia e con il presente che sa già di futuro. Un software chiamato Cubotto permette di raccogliere filmati, foto, audio di chiunque voglia condividerli col ‘Genio’, classificarli e inserirli in un archivio e contribuire a raccontare la Storia attraverso infinite storie. E tutto utilizzando un sistema open source, gratuito, che permette di restare padroni del proprio materiale senza cedere dati e informazioni alle multinazionali dei Big Data.

Lo scopo degli ideatori è quello di realizzare una rete indipendente, che non deve sottostare alle regole dei sistemi proprietari dei vari Google, YouTube, Facebook, che utilizzi un software open source che gira su Linux. Una rete in cui chiunque voglia può entrare col suo server diventando un ‘nodo’, un distributore e archiviatore di video. Il tutto previo accettazione da parte della collettività degli utilizzatori di Cubotto che ne deve valutare qualità e intenzioni. Ogni nodo di questa comunità senza vertici può utilizzare tutto il materiale della rete, materiale multimediale che resta di proprietà di chi lo ha realizzato ma è a disposizione della collettività e archiviato per tutti.

Cubotto è un’occasione e una sfida

“Cubotto è un software open source gratuito per organizzare e utilizzare insieme una grande quantità di materiale audiovisivo (audio, video, foto, testo)”, si legge sul sito. E ancora: “E’ anche un percorso strategico per la creazione di un’infrastruttura indipendente internazionale e decentrata. Una rete di server a basso costo. Stiamo lavorando da diversi anni per lo sviluppo di un software che unisce le esigenze e le pratiche archivistiche alle esigenze e alle possibilità di trasmissione. Cubotto è un’occasione per costruire relazioni tra persone auto-organizzate e una sfida per superare il formato audiovisivo come uno standard chiuso”.

Raccolte 6mila ore di video e migliaia di foto

Al momento i nodi che raccolgono tutto il materiale (60 Terabyte corrispondenti a circa 6000 ore di video e alcune migliaia di foto) sono due server online più un terzo in allestimento. Il ‘Genio collettivo’ sta ora lavorando all’implementazione di versioni semplificate del processo di acquisizione di materiale conferito da remoto in modo da rendere facile a tutti (eventualmente anche tramite un’app) inviare materiale o archiviarlo. Dopo averlo presentato a Milano e alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, il collettivo del Cubotto ha portato il suo progetto all’ultima Mostra del Nuovo cinema di Pesaro, in programma nella città marchigiana dal 17 al 24 giugno, e invitato i cittadini, festivalieri e non, a partecipare a quello che hanno definito ”il film più lungo della storia”.

Creare una rete indipendente dai colossi del web

Il progetto è semplice e geniale. E geniale proprio perché semplice. Creare una rete indipendente dai colossi del web con un software dedicato che permetta agli utenti di inserire materiale multimediale che, organizzato attraverso una serie di algoritmi che puntano su metatag, su parole chiave, su descrizioni semantiche, possa dar vita a una sorta di film-testimonianza reale e alternativo.

Come spiegano quelli del ‘Genio collettivo’ sul sito, “la distribuzione del software che intendiamo ottimizzare consente la costruzione di un server, anche su macchine a bassa prestazione e la conseguente organizzazione dei materiali in pochi passi, con la possibilità di assegnare licenze agli utenti, di formare gruppi di lavoro, permettendo la creazione partecipata a metadati, editing e streaming attraverso la propria rete multicanale”.

Raccontare la Storia raccogliendo le storie

Un’idea che ha una base fortemente politica, anarchica, antagonista e si prefigge di raccontare la Storia attraverso gli occhi dei protagonisti, senza limitarsi ad accettare la cosiddetta ‘versione ufficiale’ corredata da ‘immagini ufficiali’. Un sistema anti-sistema che non manca di connotati utopistici e che il ‘Genio collettivo’ sta cercando di creare a proprie spese, autofinanziandosi in maniera classica. Sì, perché l’idea del Cubotto, il software che sta alla base del progetto, può avere innumerevoli impieghi televisivi, dai reality ai telegiornali o ai servizi giornalistici. E così versioni adattate del software sono state usate dal TgLa7 di Mentana e dal ‘Grande Fratello’. L’impiego in funzione di un telegiornale è il più semplice da capire: archiviando con determinati codici più video è poi agevole e rapido costruire un servizio di qualche minuto per il tg. Stesso discorso per il reality show: come recuperare una situazione particolare o un filmato ben preciso in una giornata di 24 ore? Basterà decidere come archiviare i vari pezzi del reality e poi sarà sufficiente richiamarli e montarli.

Un progetto dalle potenzialità (e rischi) enormi

A questo punto appare evidente che le applicazioni di questo sofware al tg o al reality sono piccole cose rispetto a quello che potrebbe fare se la rete di Cubotto diventasse imponente. Sarebbe possibile raccogliere filmati di una piazza che protesta e, opportunamente selezionando con determinati parametri ciò che interessa, documentare l’evento dall’interno, dando una visione multipla della realtà che diventa una sola attraverso migliaia di immagini e sfaccettature.

Una situazione che metterebbe seriamente in difficoltà qualunque regime dittatoriale (e anche molte democrazie). Oppure – e questo può essere il rovescio della medaglia – il Cubotto potrebbe essere usato da un regime totalitario per schedare, individuare e reprimere contestatori o nemici politici. (agi)