La chiamano ‘la droga del combattente’. O anche, in maniera ancora più sinistra, ‘la pillola del kamikaze’, dato che è di tramadolo che gli jihadisti si strafanno prima di farsi saltare per aria. Ma che cosa è questo oppiaceo sintetico diffuso soprattutto negli scenari di guerra mediorientali?

Per cosa viene usato

E’ utilizzato sia come eccitante, sia per aumentare le capacità di resistenza allo sforzo fisico. Solo una parte del tamadol, scrive il Corriere, è destinata al campo di battaglia. Quindi, al netto delle storie che parlano di droga del coraggio e di miliziani strafatti che combattono senza paura di morire, la fetta più grande di questo traffico finisce nelle strade di tutto il Medio Oriente, al di fuori dei territori controllati dallo Stato islamico. Una pastiglia costa 5 dollari, molto più economica di una dose di eroina.

Perfetta per i disperati di Gaza, utile per chi deve lavorare 18 ore al giorno e a sera non vuole più sentire fatica al Cairo, adatta per le prostitute di Amman, conosciuta anche dai ragazzini perduti costretti a cucire magliette nei laboratori del Sud della Turchia. Una droga per tutti, che alla fine nessuno vuole sentire il dolore della miseria e della guerra. Con il vantaggio che in molti Paesi del Medio Oriente, a differenza degli stupefacenti che sono proibitissimi, il tramadolo non è illegale.

Quale strada segue

Secondo le informazioni condivise con fonti investigative estere, il traffico di tramadolo sarebbe gestito direttamente dall’Isis per finanziare le attività terroristiche che l’organizzazione pianifica e realizza in ogni parte del mondo parte dei proventi illeciti sarebbero destinati a sovvenzionare gruppi di eversione e di estremisti operanti in Libia, in Siria ed in Iraq. Secondo gli inquirenti italiani e statunitensi che hanno indagato fianco a fianco, un cartello finanzia le organizzazioni jihadiste e agisce sulle stesse rotte su cui operano i trafficanti di migranti.

I carichi partono dall’India e dallo Sri Lanka, perché qui grazie a vuoti normativi viene prodotto a un costo molto più basso che nel resto del mondo. All’inizio del viaggio il farmaco è registrato come merce, poi sparisce dalle bolle. Di nave in nave, di container in container, le pasticche arrivano in Nord Africa. Ed è a questo punto che entra in gioco l’Italia. Perché i porti che imbarcano merci per la Libia, in Europa, sono due: Genova e Castellon de la Plana in Spagna.

Cosa c’entra l’Italia

Il nostro Paese è al centro di questo traffico di droga. Una volta transitati da Genova – o da Gioia Tauro, come nel caso di quello sequestrato dalla Guardia di Finanza – i carichi proseguono il loro viaggio verso il Nord Africa. Poi, dalla Libia grazie ai confini porosi e alla mancanza di controlli, la droga passa in Egitto. Se invece la destinazione finale è la Siria, il porto di transito è il Pireo, dove l’anno scorso sono stati sequestrati 26 milioni di pasticche.

Secondo gli analisti della Cia e delle intelligence di mezzo mondo, in questi anni il traffico di droga ha portato nelle casse del gruppo terroristico miliardi di dollari. A confermare la crescita del consumo degli antidolorifici sono anche i dati. Secondo l’ultimo rapporto dell’ European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction pubblicato a inizio giugno, nel 2015 gli oppiacei sintetici hanno iniziato a rappresentare una minaccia crescente negli Stati Uniti e in Europa. Tra questi, proprio il tramadolo, sequestrato in ben 12 Paesi diversi. Anche qui giocano «a favore» basso costo e facilità di circolazione. Non è difficile dunque ipotizzare che le pasticche di Isis possano essere smerciate anche in Italia. Secondo gli inquirenti un mercato in ascesa potrebbe essere quello dell’antidoping, con il risultato che atleti e sportivi potrebbero, senza saperlo, assumere droghe marchiate Isis.

Le altre droghe del Jihad

Altro prodotto redditizio per le casse dei gruppi jihadisti è il Captagon – scrive ancora il Corriere – di cui molto si è parlato dopo l’attentato di Parigi, quando nei covi dei terroristi vennero trovati lacci emostatici e flebo. «La droga del coraggio», «La droga del jihad», la chiamano. Al di là dei soprannomi, si tratta di una metanfetamina, la fenetillina, che non fa sentire fatica. Mescolata a caffeina, è stata utilizzata da gruppi antigovernativi durante la guerra civile siriana. E se Aleppo nei primi mesi della rivoluzione ne era piena, non è un caso che i principali laboratori di fenetillina si trovino in Siria e in Libano.

Rispetto al Tramadolo, il Captagon è roba da ricchi. Intanto perché costa di più: 8 euro a pastiglia. Ma anche perché è uno stimolante. Nel 2015 la polizia saudita ha bloccato 22 milioni di pillole destinate ai party e agli yacht degli sceicchi. E sempre nello stesso anno i funzionari aeroportuali libanesi ne hanno sequestrato due tonnellate, in attesa di essere caricate sull’aereo privato di un principe saudita che è stato poi arrestato. Facile vederlo girare poi nei party a Damasco o a Teheran. (agi)