La Costituzione italiana, in vigore da 70 anni, chiede ai politici il rispetto di questi due “semplici” obblighi

Non amo la retorica, e per questo non mi unisco al coro di quanti sostengono che la Costituzione italiana sia “la più bella del mondo”; forse lo sarà pure, ma credo che ogni Paese democratico, con processi storici e sociali di tipo diverso, abbia dato vita nel corso del tempo alla formazione e al consolidamento della propria “Carta”, massimo riferimento ancora oggi per la maggior parte delle nazioni.

Da quando, dieci anni fa, ho avuto l’onore di sedere tra i banchi del Parlamento italiano, grazie al voto libero di migliaia di elettori italiani del Brasile e dell’intero continente sudamericano, ho sentito fortissimo dentro di me il dovere di adempiere all’imperativo che i nostri padri costituenti scolpirono nell’articolo 54; questo articolo parla del dovere di tutti i cittadini di essere fedeli alla Repubblica e di osservare la Costituzione e le leggi ma chiede a chi esercita una funzione pubblica un dovere supplementare: quello, appunto, di svolgere questo ruolo con disciplina e onore.

Due parole, disciplina e onore, sempre meno comuni nel nostro linguaggio comune, prima ancora che nei comportamenti diffusi; eppure, se ci fermiamo un attimo a pensare, è proprio di “disciplina e onore” che la politica ha bisogno per tornare ad essere l’arte più nobile al servizio del bene comune.

Tra un anno, nel 2019, in Italia ricorderemo i cento anni dall’appello ai “Liberi e Forti” di Luigi Sturzo. Con questo manifesto questo prete di Caltagirone, la mia città, fondava il Partito Popolare Italiano; si trattò di una svolta storica, perché fino a quel momento la Chiesa italiana impediva ai cattolici di impegnarsi in prima persona in politica. “A tutti gli uomini liberi e forti – così iniziava l’appello —  che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà.”

“Giustizia e Libertà”, come finalità dell’impegno politico; “Disciplina e Onore”, come linee di comportamento dell’uomo politico. Basterebbe il rispetto di questi semplici princìpi per riportare la politica alla sua funzione originale, riavvicinandola ai cittadini che sempre più spesso, in Italia come in Brasile, la considerano qualcosa di distante o — peggio ancora — di sporco e cattivo.

Eppure impegnarsi in politica, lottare per una società più “giusta e libera”, dovrebbe essere il dovere morale di ogni uomo; ho sempre sentito fortemente questo imperativo perchè sono questi i valori ai quali ho ispirati fin da ragazzo il mio impegno a tutti i livelli. Giovane allievo salesiano e poi scout cattolico; dirigente politico studentesco e dell’Azione Cattolica nazionale; obiettore di coscienza al servizio militare e per il servizio civile; infine studente di sociologia e quindi esperto di progetti internazionali al sindacato. Un impegno lineare e coerente, sempre esercitato con “disciplina e onore” nella convinzione che — come ci insegna il Vangelo — “è solo dando che si riceve”.

Oggi, a conclusione del mio secondo mandato di parlamentare, posso andare orgoglioso dell’impegno che ho portato avanti grazie alla fiducia delle oltre trentamila persone che cinque anni fa scrissero il mio nome e cognome su una scheda elettorale. Non solo per essere risultato tra i più assidui e produttivi parlamentari italiani, ma per aver tradotto in proposte concrete gli impegni che avevo assunto davanti ai miei elettori. Se nelle prossime settimane i consolati del Brasile e del resto del mondo potranno finalmente avvalersi di un numero di personale locale adeguato alle dimensioni della nostra collettività e di risorse sufficienti al potenziamento dei servizi consolari e quindi alla eliminazione delle inaccettabili lunghe attese sarà infatti grazie ad emendamenti e leggi di mia autoria, divenuti oggi patrimonio dell’intera rete consolare italiana nel mondo. E’ solo un esempio, e non è questo il luogo per bilanci politici o piattaforme elettorali. Mi piaceva farlo per dare un senso ed un risultato concreto all’esercizio del proprio dovere quando esso è fatto con “disciplina e onore”. E’ di questo che la politica di oggi ha bisogno, non di altro.