Il termine politicamente corretto è “fondo di investimento specializzato in “investimenti in difficoltà”. Gli addetti ai lavori li chiamano però “vulture funds”, ovvero fondi avvoltoio. Se iniziano a volteggiare sopra una società, è perché sentono l’odore del sangue, se non già il lezzo di un principio di putrefazione. Le loro prede favorite sono i crediti in sofferenza nella pancia delle ‘bad bank’ o le compagnie sull’orlo della bancarotta. Investimenti ad alto rischio e a rendimento ancora più elevato. Se va bene, si incassano laute plusvalenze. Se va male, si lascia l’azienda-carcassa a marcire sotto il sole e si spicca il volo alla ricerca di nuove speculazioni. Da un altro punto di vista, però, nessuno sa resuscitare un’azienda decotta come i migliori ‘vulture funds’, seppure al prezzo di tagli draconiani.

Le rivelazioni del Financial Times

Uno dei più noti “fondi avvoltoio” di Wall Street è Cerberus Capital Management, che, secondo il Financial Times, ha manifestato interesse per l’acquisto di Alitalia, senza però partecipare all’asta organizzata dalla gestione commissariale del vettore, che ha già visto schierarsi con offerte vincolanti EasyJet e Lufthansa, considerandone i termini “troppo restrittivi”. Ovvero, il piano di ristrutturazione che il fondo Usa ha in mente potrebbe essere troppo lacrime e sangue per essere considerato allettante prima di rivelarsi l’ultima spiaggia. Cerberus, che già rimise in piedi con successo Air Canada, leggiamo sul quotidiano della City, sarebbe perfino disposto a sottoporre ai commissari di Alitali, approfittando dei larghi poteri a loro disposizione, un piano di rilancio prima ancora di avanzare una proposta formale di investimento, che si aggirerebbe trai 100 e i 400 milioni di euro. Addirittura, secondo il Financial Times, il fondo avrebbe già avuto dei contatti con i commissari e avrebbe il dossier sul tavolo da diversi mesi.

Ma con Lufthansa potrebbe andar peggio

Il paradosso è che l’offerta di Cerberus, al netto dei pesanti tagli che verrebbero presumibilmente proposti, potrebbe addirittura risultare più vantaggiosa di quelle avanzate da altri vettori. Con Lufthansa, come è noto, il destino della compagnia di bandiera sarebbe lo “spezzatino”. L’azienda tedesca è interessata a rilevare solo le rotte internazionali. Alitalia come la conosciamo smetterebbe di esistere, venendo, di fatto, liquidata o, nella migliore ipotesi, diventando la sussidiaria locale di una concorrente. Cerberus, invece, secondo i ben informati, intenderebbe rilevare l’intera società e renderla “sostenibile, competitiva e indipendente”. Non solo, Cerberus chiederebbe allo Stato di mantenere una quota azionaria (ovvero, quello che al momento a Palazzo Chigi escludono) e verrebbe incontro ai sindacati con uno schema di “condivisione dei profitti” per vincerne le perplessità.

Dal (fallito) rilancio di Chrysler alla bad bank italiana

Fondata nel 1992 dall’allora trentaduenne Steve Feinberg, che più tardi si pentirà di aver scelto per il suo fondo il nome del cane infernale che “graffia li spirti ed iscoia ed isquatra”, Cerberus controlla attività per 40 miliardi di dollari nei settori più disparati, dall’immobiliare alla farmaceutica. Feinberg vanta ottimi rapporti con l’entourage repubblicano, in particolare con il clan dei Bush. L’attuale presidente del fondo, John Snow, fu il ministro del Tesoro di Bush Junior, mentre l’ex vicepresidente di Bush padre, Dan Quayle, è l’attuale ‘chairman for global investments’ della compagnia. Feinberg stesso, ricorda il Sole 24 Ore, “è stato uno dei grandi consiglieri di Trump all’epoca della campagna elettorale, e in molti scommettono in una prossima chiamata dalla Casa Bianca per rivestire un importante ruolo nell’amministrazione di The Donald”.

Cerberus ha legato il suo nome soprattutto al tentato rilancio di Chrysler. Nel 2007, con altri 100 investitori, acquistò l’80% della casa automobilistica. Il piano fallì, e nel 2009 Cerberus rinunciò alla sua quota, aprendo la strada all’acquisizione della minore delle sorelle di Detroit da parte di Fiat. In Italia si è invece parlato di Cerberus come uno dei nomi nella shortlist dei potenziali compratori del miliardo di euro di sofferenze del ‘project Rossini’ lanciato dalla Rev, la bad bank dove sono confluiti i 10,3 miliardi di crediti deteriorati di Banca Etruria, Carichieti, Cariferrara e Banca Marche. Si tratta però di voci non confermate. Come sono, per ora, quelle relative ad Alitalia. (agi)