Nel corso dell’audizione in Commissione il direttore generale della Consob offre una versione dei fatti critica nei confronti della vigilanza di Via Nazionale

Banca d’Italia non segnalò alla Consob «problemi» di Veneto Banca in vista dell’aumento di capitale del 2013 anzi indicò che l’operazione era «strumentale a obiettivi previsti dal piano per effettuare eventuali acquisizioni coerenti con il modello strategico della banca salvaguardando liquidità e solidità».

É quanto afferma il dg Consob Angelo Apponi in audizione alla Commissione banche che gli ha chiesto perché non fosse intervenuta nonostante ci fossero segnali di crisi dell’istituto veneto.

«Se avessimo avuto segnali di quella profondità che poi abbiamo ricevuto solo due anni dopo avremmo reagito in maniera diversa», ha aggiunto Apponi spiegando che «le reazioni della Consob dipendono dal tipo di informazioni e dalla convergenza di indizi» e «quando arrivano segnalazioni di superamento di certi parametri scattano controlli».

All’epoca «non avevamo indizi» e «abbiamo proceduto quando ci hanno informato».

La vicenda del prezzo delle azioni di Veneto Banca «riteniamo che sia stata seriamente trattata con una nota nel prospetto informativo che è il documento previsto dalle norme comunitarie, può piacere o no. All’epoca non avevamo indizi e infatti abbiamo proceduto quando ci hanno informato».

Secondo il dg di Consob la lettera di Bankitalia dell’8 maggio 2013 «non mi sembra che segnalasse una sofferenza, anzi prevedeva un’acquisizione».

Inoltre, per quello che riguarda i due bond subordinati emessi da BpVi e Veneto banca a fine 2015 «siamo di fronte a un documento non approvato dalla Consob» perché il prospetto può essere approvato da una qualunque autorità estera sui mercati dove verrà realizzata l’offerta.

Lo ha detto il direttore generale Consob Angelo Apponi in audizione in commissione inchiesta sulle banche.

Da fine 2014 c’è stato un aumento «esplosivo» degli esposti ricevuti dalla Consob sulle banche venete.

Lo ha detto il direttore generale, Angelo Apponi, nel corso della testimonianza di fronte alla commissione d’inchiesta sulle banche.

«Fino al 2013 ricevevamo un numero di esposti estremamente limitato, a fine 2014 e nel 2015 il fenomeno degli esposti è molto più esplosivo», ha spiegato Apponi: nel dettaglio, su Veneto Banca 10 nel 2013, 111 a fine 2014 e 171 nel 2015.

Su Bpvi, 2 esposti nel 2013, 13 a fine 2014 e 104 nel 2015. (Corriere)