La Procura Generale aveva domandato due anni e mezzo per i legami del presidente della Juventus con gli ultrà. Il Tribunale Federale si è però limitato a condannare Andrea Agnelli a un anno di inibizione e a una multa di 20 mila euro, alla quale si aggiunge una sanzione da 300 mila euro per il club bianconero, mentre è stata respinta la richiesta di due turni a porte chiuse e uno senza i tifosi nella curva Scirea per la Juventus. Se, per dodici mesi, Agnelli non potrà rappresentare in alcun modo la Juventus, pur conservando la sua carica, né avvicinarsi agli spogliatoi in occasione delle partite, il dirigente sportivo potrà comunque continuare a occupare le sue poltrone nell’Eca e nell’esecutivo della Fifa.

Tutte le restrizioni

“La condanna in primo grado del numero uno juventino”, si legge su Tuttosport, “comporterà, secondo l’articolo 19 del Codice di giustizia sportiva, il divieto di rappresentare la società di appartenenza in attività rilevanti per l’ordinamento sportivo nazionale e internazionale. Inoltre, Agnelli non potrà partecipare a qualsiasi attività degli organi federali e sarà interdetto all’ingresso negli spogliatoi, nonché nei locali annessi in occasione delle partite di calcio, anche amichevoli, in ambito Figc, con eventuale richiesta di estensione per Uefa e Fifa”.Inoltre “gli viene impedito di partecipare a riunioni con tesserati Figc o con agenti di calciatori in possesso di licenza Fifa”.

Su Eca e Fifa spazio a un dubbio di interpretazione

“Il presidente del sodalizio bianconero, tuttavia”, spiega la Gazzetta, “potrà ancora sedere sia sulla poltrona dell’Eca (l’Associazione dei club europei) che dell’Esecutivo Fifa, anche se nel dispositivo si lascia spazio a un dubbio interpretativo, laddove si legge che, “in ragione della gravità dei fatti, della sostanziale identità delle condotte poste in essere e dei ruoli rivestiti all’interno dell’ordinamento federale, di applicare la medesima sanzione per tutti i dirigenti (inibizione temporanea di anni uno per tutti i dirigenti, con l’aumento di mesi tre per il solo dirigente D’Angelo), non avendo la Procura federale giustificato il diverso trattamento sanzionatorio richiesto per i deferiti, con esclusione della estensione delle previste sanzioni in ambito Fifa e Uefa, unitamente all’irrogazione delle ammende nella misura pari a 20 mila euro per tutti i deferiti”.

Le motivazioni della sentenza

Le motivazioni della sentenza vengono riassunte dal Corriere della Sera, il quale ricorda che, secondo i giudici federali, “la invocata estraneità del presidente” non può ritenersi tale “poiché il tenore della istruttoria e la indubbia frequentazione dirigenziale con gli altri deferiti, unitamente al lunghissimo lasso temporale […] (ben 5 stagioni sportive) ed alla cospicua quantità di biglietti e di abbonamenti concessi illegittimamente” contraddicono le ragioni della difesa.

Secondo il presidente del tribunale federale Cesare Mastrocola, infatti, “non è fatto mistero che l’intero management fosse votato a ricucire i rapporti con gli ultrà e ad addolcire ogni confronto con il club al punto da favorire concretamente ed espressamente le continue richieste di agevolazioni così da rendersi disponibili a scendere a patti pur di non urtare la suscettibilità dei tifosi, il cui livore avrebbe comportato multe e sanzioni alla Juventus”. In sostanza, si può ritenere che “Agnelli, con il suo comportamento abbia agevolato e, in qualche modo avallato, o comunque non impedito le perduranti e non episodiche condotte illecite” dei suoi collaboratori “al dichiarato dine di mantenere i rapporti con la tifoseria”. (agi)