Il ministro degli Esteri chiede che lo sbarramento per la Camera rimanga al 3%. Mdp: patto con Ap scellerato. Il Nazareno ipotizza un listone nazionale da Pisapia a Zanetti

Sarà il caldo torrido di questi giorni, ma le trattative sui destini della Sicilia sono tornate in altissimo mare. Nel centrodestra Angelino Alfano fa strage di corteggiatori e, nel centrosinistra, i dirigenti dem le studiano tutte per convincere il ministro degli Esteri a non rimangiarsi la promessa di entrare in coalizione sotto i vessilli di Matteo Renzi e compagni.

In cambio del sì, il leader di Alternativa popolare ha chiesto al segretario del Pd un suo candidato — l’eurodeputato Giovanni La Via — e un’intesa nazionale, perché è chiaro che vorrebbe tornare al governo anche al prossimo giro e portare in Parlamento un drappelletto di fedelissimi. Per farlo ha bisogno che la soglia di sbarramento alla Camera resti al 3% invece di salire al 5, come sarebbe se a settembre il sistema elettorale venisse cucinato in salsa tedesca.

«Dovete mettermi in condizione di giocarmela»

Ha chiesto Alfano agli sherpa di Renzi. A Palazzo Madama, dove lo sbarramento attualmente è all’8%, Ap potrebbe portare non più di quattro senatori tra Sicilia, Calabria e Lombardia. Ma puntare al 5 in tutti e due i rami del Parlamento sarebbe un mezzo suicidio e così Alfano tratta con il Pd per assicurarsi che Renzi si tolga dalla testa ogni sistema alla tedesca. Più il pressing del centrodestra aumenta, più dal Nazareno si sperticano per trattenerlo.

Gli emissari di Renzi stanno provando ad allettare Alfano con la suggestione di una lista unica di centrosinistra che tenga dentro un arco di forze che va dalla sinistra di Pisapia ai centristi di Zanetti. Mdp e Ap ne starebbero fuori e correrebbero con le loro insegne, ma se il centrosinistra dovesse vincere potrebbero entrare al governo.

I piani ufficiosi del Nazareno non piacciono ai bersaniani. «O c’è un vero sistema coalizionale dove i candidati sono decisi nel collegio, oppure la cosa più saggia è un sistema simil tedesco — avverte Alfredo D’Attorre —. Noi alla ripresa ci batteremo perché le forze politiche raccolgano l’appello di Mattarella e si decidano a cambiare la legge elettorale». E se Renzi e Alfano trovassero un accordo, legato alla Sicilia, per mantenere il sistema attuale? «Sarebbe una scelta scellerata».

Il problema per Mdp è che la soglia del 3% rende più difficile l’accordo con Pisapia e Fratoianni, che sarebbe invece obbligato da uno sbarramento più alto. Una cosa è certa, a settembre l’ordine di scuderia di Renzi è che si andrà avanti solo assieme a Forza Italia e M5S, perché, spiegano ai piani alti del Nazareno, «a tre mesi dal voto non si può litigare con Berlusconi e Grillo». (Corriere)